
L’orgoglio tricolore, la festa di una delle razze di casa nostra che tutto il Mondo ci invidia: bracchi italiani a “Umbria Cinofilia” il 17 e 18 luglio 2010.
Ecco una delle prime prove su selvaggina naturale della stagione 2010, nel contesto della manifestazione denominata “Umbria Cinofila”, che ospita l’oramai noto Trofeo Bello e Bravo nella sua 19^ edizione, dedicato al poetico fermatore italiano. Un’organizzazione impeccabile che si avvale della preziosa partecipazione dei Soci SABI per la quasi totalità, e vede impegnati anche concorrenti dai Paesi esteri. Prezioso il contributo di tutti gli accompagnatori, e indispensabile la collaborazione degli Enti locali e dei Comitati di Gestione delle Zone di Ripopolamento e Cattura, i quali hanno fatto si che la regia dell’Evento zootecnico, (i Gruppi Cinofili di Perugia, Terni, e Orvieto, nonché il Consiglio Regionale Enci), coordinata da Giovanni Barbieri, raggiungesse l’obiettivo prefissato. Morfologia e funzione che hanno visto impegnati nei due giorni ben 250 cani, tra i quali 40 nella prova speciale, 20 nella libera italiani, e 73 al raduno, tutto per la sola razza Bracco Italiano. Il Trofeo “Bello e Bravo” viene assegnato in virtù delle qualifiche ottenute in prova ed in esposizione a Ottone di Cascina Croce condotto da Tirotti, che porta con se la preziosa Coppa in ceramica di Teruta, (pezzo unico), dipinta a mano, e creata da Gianni Marcucci. Splendido l’ambiente che ha ospitato il Raduno giudicato da Riccardo Laschi, Giovanni Capone, e Pietro Nurra, all’interno del Parco di Villa Paolina a Porano, che ha messo a disposizione un morbido tappeto erboso all’ombra delle secolari piante del giardino settecentesco, che costituisce un perfetto connubio tra architettura, pittura, e natura. Tra i tanti “bracconi”, provenienti anche da Germania, Olanda, e Belgio, si impone quale migliore assoluto il Re di Cascina Croce, mentre per le femmine è Polcevara’s Quieta ad indossare la corona. Il momento più esaltante è però stato quello durante il quale sono state espletate le prove di lavoro, che hanno visto i nostri trottatori impegnati in condizioni difficili nella nota a selvaggina naturale. Abbondante la quantità dei selvatici, selettivi i terreni, e pesante il clima che i questo periodo rende difficoltoso il lavoro nei test di verifica. Cinque le batterie nelle quali si sono divisi i bracchi italiani nella speciale con CACIT, alle quali si sono aggiunte le tre libere continentali italiani, l’unica continentali esteri, la speciale kurzhaar, la oaks, le due giovani italiani, e le tre speciale epagneul breton. Successo annunciato, e ritrovato con soddisfazione da parte degli estimatori di questa antica razza da ferma per le sue particolari caratteristiche in funzione e beltà, che lo rendono unico al Mondo.
DOCUMENTI COLLEGATI:
Marco Ragatzu