
DOCUMENTI:
Calendario Saladini Pilastri 2010
E’ intitolato al Conte Romano Saladini Pilastri, che fu grande cinofilo, cacciatore di montagna dell’Appennino, alpinista, aviatore, e Giudice di prove internazionali, l’omonimo Trofeo che l’ENCI organizza ogni anno.
Una verifica zootecnica specialistica per il cane da ferma di razza inglese, che in origine trovava esclusivo indirizzo verso la nobile cotorna, per giungere ad oggi -con un target allargato- anche al gallo forcello. Fascino, romanticismo, amore e rispetto per la “Grande Montagna” e per la fauna che la popola; una incredibile simbiosi tra Natura e Uomo, dove la cinofilia nel suo più intenso significato trova motivo di manifestarsi. In tutto ciò si riassume questa serie annuale di prove di lavoro ad alta quota.
Il Conte Saladini era allevatore di pointer con affisso “del Rovetino”, gestiva una azienda agricola per la produzione di vino e adorava la pratica venatoria nelle “sue” montagne dell’Appennino, per la quale selezionava i suoi specialisti. Equilibrio, intelligenza, temperamento, fondo e collegamento, oltre a grande potenza olfattiva e iniziativa: queste le qualità del cane da montagna che si intendono verificare ancora oggi sulla scia degli insegnamenti di questo grande Cinofilo del passato.
Inizialmente, prima dell’istituzione di tale kermesse, il Gruppo Cinofilo Bergamasco era l’unico ad organizzare prove su selvaggina di montagna, ma l’ENCI, per raggruppare e regolamentare tali verifiche funzionali specialistiche, ha dato vita al prestigioso Trofeo che ogni anno dona fondamentali risultanze tecniche. La necessità di allargare l’attenzione al gallo forcello nasce dalle problematiche incontrate nella ricerca di idonei territori popolati dalla coturnice, almeno in merito a quelle zone per le quali era possibile il loro utilizzo nell’espletamento dei test. Compromessi obbligatori affinchè questo lavoro zootecnico potesse vedere continuazione: l’habitat non è identico pur trattandosi di quei territori che caratterizzano l’alta montagna e per questo impegnativi; nei periodi durante i quali è possibile l’effettuazione delle prove, (prevalentemente in estate), la selvaggina mette a disposizione un buon numero di capi ancora non sufficientemente maturi, e di conseguenza il loro comportamento non è da paragonarsi agli individui adulti, più scaltri e impegnativi. Sarebbe più opportuno, (sempre solo in riferimento ai galli), il periodo autunnale, ma ciò non è possibile a causa dell’attività venatoria operante in detta stagione nei terreni normalmente utilizzati. Di fondamentale considerazione poi la differenza dell’habitat: la coturnice vive in ambienti molto più aperti e più poveri di vegetazione rispetto al forcello, e questo fattore costituisce importante elemento di valutazione per le qualità che si intendono verificare in quel soggetto da ritenersi idoneo alla montagna. Di necessità virtù: l’uomo riesce a valutare comunque traendo indicazione con quanto si pone lui a disposizione, grazie all’esperienza maturata ed alla conoscenza di quanto necessariamente costituisce l’indispensabile bagaglio del “cane da montagna”. Ma lo Stivale d’Europa costituisce il “Bel Paese” dove nulla mancherebbe, sempre che l’uomo riesca ad utilizzare quanto a disposizione nel pieno rispetto ambientale, anzi, in aiuto alla conservazione del territorio, della fauna, e delle razze canine insieme: esistono molti territori protetti all’interno dei quali, giustamente, il prelievo venatorio è interdetto, ma dove l’uomo ha necessità di monitorare costantemente la popolazione della fauna selvatica per la sua tutela. Ecco inserirsi in maniera opportuna il cane: questi infatti costituisce il valido aiuto per verificare lo stato di salute di queste particolari specie. Doppio risultato: testare le qualità del cane da ferma nella constatazione delle condizioni della fauna selvatica. In altre parole le “Prove di lavoro”, quali strumento di censimento del selvatico come attività complementare alla selezione cinotecnica. Oltre alle zone alpine, a quelle dell’Appennino centrale, anche la Sicilia presenta idonee zone che possono costituire meravigliosi terreni per il Saladini Pilastri. La distanza qui costituisce un problema considerevole, ma non per questo insormontabile: difficoltà che potrebbe comunque essere risolta per il verificarsi di situazioni che condurrebbero ad una serie di apprezzabili guadagni per quanto vede all’opera l’Enci. L’opportuna scelta di periodi idonei, (magari a marzo su coppie), e la messa a calendario di prove articolate in più giorni consecutivi, potrebbe costituire una soluzione determinante. Considerazione importante poi è quella costituita dalle enormi difficoltà per la preparazione di quel soggetto che si intende presentare in tali verifiche: non è possibile sostituire nulla alla montagna, quale palestra di allenamento, ne nessun surrogato alla nobile selvaggina oggetto qui di ricerca. Il bravo cane da montagna riesce a maturare esperienza soltanto nelle diretta frequentazione di questi meravigliosi territori dove ha modo di approfondire la conoscenza dell'ambito selvatico. Detto ciò, ben comprensibili risultano le problematiche con le quali si scontrano i cinofili di montagna. Quello che noi tutti auspichiamo è che si possa recuperare lo spirito iniziale che ha dato vita al prestigioso “Saladini Pilastri” per la selezione di quei cani dotati, (nel “tipo”), di grande tenacia, intelligenza, e animus, nella collaborazione fattiva con l’Essere umano. Riprende nel 2010 il circuito di montagna con la prima prova svolta nell'aquilano a Campofelice nei giorni 1 e 2 maggio, per giungere poi alla chiusura del sipario il 12 settembre a Bergamo. Pubblicheremo tutti i resoconti con tempestività, nella speranza di relazionare in merito a quelle che vorremmo quali conferme per i cani degli anni passati, oltre agli auspicabili successi dei giovani di oggi.
Marco Ragatzu