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ENCI: Ente Nazionale Cinofilia Italiana

I Nostri Cani: febbraio 2012

INC - febbraio 2012


Gli articoli...
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ENCI -

Le prove di lavoro su selvaggina naturale

Enci a salvaguardia del cane di razza ma non solo
Selezione zootecnica e tutela ambientale.


Obiettivo fondamentale dell'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana è la tutela del patrimonio genetico canino e la conservazione delle varie razze. Per raggiungere questo obiettivo, l'Enci si avvale di diversi strumenti, normalmente identificati con il termine di “Verifiche Zootecniche funzionali e morfologiche”; test di diversa natura che occorrono a monitorare lo stato di salute delle razze nei due aspetti (morfologico e funzionale), mettendo in evidenza quei potenziali riproduttori che, preferibilmente, verranno utilizzati per la conservazione delle razze stesse.

Entriamo nel merito della funzionalità, che per quanto concerne i cani da ferma viene monitorata con l'ausilio delle prove di lavoro.
Tra le tante tipologie quelle più comunemente organizzate e partecipate, sono rappresentate dalle "Prove su Selvaggina Naturale". Analizzando in maniera approfondita questo particolare test andiamo a "sfatare" quell'errata interpretazione di tali eventi zootecnici che li vede collocare erroneamente nel contesto di "gare" di altra natura che, seppur con l'intenzione di ricercare simili obiettivi, pedissequamente inscenano diverse situazioni. Repetita iuvant: l'ENCI si occupa della selezione e della tutela delle razze canine. Quindi lo scopo primario è puramente zootecnico: si utilizzano quindi delle "prove", e non delle "gare"!
Nulla vi è nulla di agonistico e l'attenzione non è rivolta all'uomo. Partendo dal principio fondamentale che intende salvaguardare la salute ed il benessere animale, l'ENCI si riferisce chiaramente al cane ma -in modo complementare- a tutto ciò che occorre per l'utilizzo dello strumento rappresentato dalle prove di lavoro: un habitat naturale popolato da autentica selvaggina. Per questo è di fondamentale interesse che venga promossa e tutelata anche la salvaguardia dell'ambiente e della fauna selvatica che lo popola.

La cinofilia, (in questo caso riferita alle razze nate per l'utilizzo venatorio), ha tutto l'interesse a che la selvaggina venga protetta e aiutata nella riproduzione, proprio perchè nelle "Zone" particolari, (all'interno delle quali l'esercizio venatorio è tassativamente vietato) ove questa è presente in buon numero, possono essere espletati i test funzionali rivolti al cane. Tutto ciò accade secondo precisi calendari che vengono rispettati perchè studiati secondo il principio, appunto, di tutela delle specie selvatiche. Addirittura, in alcuni casi, le prove di lavoro costituiscono un duplice strumento zootecnico: infatti, in queste occasioni il cane risulta essere l'unico strumento opportuno per censire la popolazione di alcune specie selvatiche. Aiuta l'uomo per comprendere l'entità della selvaggina in rapporto a note estensioni territoriali, (al fine di contribuire allo studio di queste specie per la loro salvaguardia), e per testare le sue doti manifeste nel lavoro che contribuiranno alla selezione delle razze canine interessate. Comunemente tale attività zootecnica è poco conosciuta: la frequentazione di queste attività non rappresenta uno scorrazzare randagio per i campi con l'intento di disturbare la fauna, ma, tanto per l'esperto giudice come per il presentatore, la prova di lavoro costituisce un importante momento di seria verifica, ( in tutta franchezza spinti anche da quell'istinto silente e atavico del predatore), che si svolge in ambienti che l'essere umano rispetta perchè sa di esserne parte. A ciò si aggiunga il fondamentale e dovuto rispetto per il cane.

A cosa servono quindi le "Prove di lavoro su selvaggina naturale"? La "nota" di questo concorso prevede una risposta da parte del cane, (fondamentalmente), in merito alle sue doti venatorie. Ciò sta a significare che il soggetto in esame deve saper dimostrare di possedere la volontà a reperire la selvaggina, utilizzando il metodo opportuno, con la cognizione del senso del selvatico e dell'habitat, (sapere "chi" sta cercando, e conoscerne i siti abituali), per concludere concretamente con l'indicazione del target ricercato, (la ferma). Tutto ciò fatto nel rispetto del modus operandi previsto dalla razza di appartenenza, (lo stile), che differisce dall'una a l'altra rendendole specifiche in virtù dello standard. Inoltre la capacità di intelligere dimostrata con il manifestare dell'addestramento recepito dall'uomo, che deve sempre esternarsi con una prevalente nota di compartecipazione, senza cioè che egli sia succube e "domato", ma piuttosto felice di espletare perchè convinto, e con la comprensione che quanto manifestato rende soddisfatto il binomio uomo-cane. Più semplicemente: qualità venatorie, metodo, e stile, oltre che, chiaramente, la fondamentale concretezza nel reperire ed indicare quel meraviglioso fagiano, che al termine dell'azione si invola incolume per tornare alla sua privacy.

DOCUMENTI COLLEGATI:

 

Marco Ragatzu

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