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SPINONE ITALIANO

Storia

Di origine prettamente italiano, nella letteratura si trovano accenni a un cane italico di pelo duro, probabile predecessore dell'odierno Spinone. Nel 1683, Selicourt scrive nel suo libro "Le perlait chasseur" di un "griffone" che viene dall'Italia e dal Piemonte. Appare frequentemente rappresentato, nel Medio Evo, in quadri di famosi pittori (fra i più noti l'affresco di Andrea Mantegna nel palazzo ducale di Mantova - XV secolo).

Aspetto Generale

Cane con costruzione solida, rustica e vigorosa, forte ossatura, muscolatura ben sviluppata e pelo duro. L'altezza al garrese, nei maschi, va da60 a 70 cm, e nelle femmine da 58 a 65 cm. Costruzione tendente al quadrato. La lunghezza della testa è pari ai 4/10 dell'altezza al garrese, la sua larghezza misurata alle arcate zigomatiche è inferiore alla metà della sua lunghezza totale. Carattere socievole, docile e paziente. Adatto alla caccia su tutti i terreni, resistentissimo alla fatica, entra con disinvoltura nei rovi e nell'acqua fredda, ha spiccate attitudini al trotto ampio e veloce ed è naturalmente un ottimo riportatore.

 

Codice FCI 165
Gruppo 7 - CANI DA FERMA
Sezione 1A - CANI DA FERMA CONTINENTALI
Tipo TIPO GRIFFON
Varietà
A - BIANCO ARANCIO
B - ROANO MARRONE
SPINONE ITALIANO © NKU

Riproduzione Selezionata

Statistiche iscrizioni ultimi 10 anni

Introduzione alla razza

Da Le razze italiane - Editore Enci - 2001

Così come i cultori della lingua italiana hanno nella loro libreria la Divina Commedia, così gli appassionati dello spinone possiedono il libro del dottor Adriano Ceresoli dal titolo “Lo spinone Italiano e le razze affini”, rarissimo. Molti autori hanno cercato di ritrovare in antiche immagini l’effige dello Spinone, o meglio del suo progenitore, caratterizzato da un cane con il pelo più o meno lungo e duro. Questo iter è stato più volte ripercorso dal dottor Gianercole Mentasti.

Le somiglianze con lo Spinone sono abbastanza nette nella riproduzione di una tela di scuola veneziana del XV-XVI secolo e l’altra in un quadro di Andrea Mantegna nel palazzo ducale di Mantova, dove il cane in evidenza è sicuramente uno Spinone, anche se il pelo non è ideale. Il dottor. Ceresoli faceva iniziare l’origine dello spinone dal famoso Senofonte, addirittura nel V° secolo a.C. Stiamo parlando impropriamente di Spinone perché, ancora nei primi anni del XVIII0 secolo, tutti i cani da caccia venivano chiamati bracchi. Si parlava ancora di grifoni italiani, di cani a pelo lungo o pelo forte, in alcune zone denominato spinoso. Un po’ di chiarezza la mette nel 1887 Delor che si pone il dilemma se chiamarlo bracco-spinone o Spinone intuendo la scarsa identità con il cugino bracco.

Nei primi anni dell’800, si riconoscono vari aggregati geografici di una popolazione che non poteva per ovvi motivi scambiare informazioni zootecniche ed accoppiamenti. Quindi ritroviamo il roano marrone in Lombardia, il “cravin” in Piemonte, il Restoso in Campania, il Restone in Toscana. Ma non possiamo escludere la presenza anche in altre regioni. Possiamo invece arguire che le caratteristiche morfologiche non potevano essere troppo simili, ma alcuni aspetti di tipicità probabilmente erano abbastanza fissati. Possiamo citarne alcune, come la forma e la posizione dell’occhio, lo spessore della pelle, il pelo duro, e ci piace pensare che fosse così. Dobbiamo proprio al Delor la prima descrizione della razza nell’idea di standard che risale al 1887.

Dopo di lui si cimenteranno diversi cinofili fino a quello approvato dall’ENCI, redatto da Solaro nel 1939 e completato in maniera definitiva nel 1944. La prima idea di standard fu di Delor. Uno dei dati più sorprendenti è che, scorrendo il modello di Delor, seguito da molte altre stesure, alcune caratteristiche di tipicità erano già ben delineate e di comune accezione come la testa dolicocefala, la consistenza della pelle, il pelo, la taglia. Stupisce in un’epoca così remota questa unità di intenti così difficile ai giorni nostri da ritrovare, e questa esigenza di continui perfezionamenti dello standard fino ad arrivare ad un’altra figura storica rappresentata dal dottor Paolo Brianzi, insigne veterinario da tutti considerato padre putativo della razza. Infatti nel 1933 Brianzi ed Ullio descrivono per la prima volta la divergenza delle linee superiori del cranio, elemento di imprescindibile tipicità morfo-psico-attitudinale. Così come viene stigmatizzata la consistenza della pelle tanto da arrivare al dogma dello spessore “come quella di un bue” squalificando la presenza del sottopelo. Il dottor Brianzi effettuò studi istopatologici sulla pelle dello Spinone per studiare la composizione del pelo, delle ghiandole annesse, quindi per analizzare nei minimi dettagli l’animale. Negli anni ‘30 nasce l’equivoco del cane che sta nel quadrato invece che quadrato nel significato zootecnico che si riferisce a quell’animale che ha diametri traversi abbondanti. Solo ultimamente, alle soglie del 2000, nello standard del Solaro è stata modificata la parola con “tendente al quadrato” ma sempre nel significato che lo Spinone è di poco più lungo che alto. Quello che mi ha sempre stupito nel rileggere tutte queste stesure, alcune delle quali con puntigliose precisazioni, è che invece ci siamo ritrovati alle soglie del 2000 senza la stessa zelante attività per codificare, identificare e valorizzare le qualità attitudinali, e quindi realizzare uno standard di lavoro su misura per una razza che invece reclama una precisa identità. Difficile capire il perché. Come detto, lo standard è l’idealità e quindi deve essere la finalizzazione a cui l’allevamento deve aspirare.

Bisogna convenire che è stato singolare tutto questo interesse per l’aspetto morfologico rispetto al lavoro. Per trovare traccia di questa esigenza si deve arrivare al convegno di Vinci del 1992 e successivamente all’iniziativa del Club Italiano Spinoni, che nella riunione di Consiglio del 6.11.99 ha approvato il nuovo standard, sottolineando le differenze sostanziali con il Bracco italiano, sentendo non più dilazionabile l’esigenza di avere uno standard identificativo della razza. Basti pensare che per alcuni decenni abbiamo letto, riguardo allo standard dello Spinone, che era identico a quello del bracco, con il risultato che gli spinoni, che sul terreno somigliavano al bracco, non erano tipici mentre quelli che se ne allontanavano erano soggetti mediocri.

Tale esclusivo interesse per l’aspetto morfologico è ancora molto vivo nella razza rappresentando quasi un elemento genetico nel DNA dello spinonista. Invece abbiamo chiarito il problema del trotto descrivendolo “lungo e veloce” e per le fasi di galoppo il termine “tollerato” invece che “ammesso”. Il trotto Resta imprescindibile l’andatura al trotto nel momento del contatto con l’emanazione e la risoluzione della stessa. Altra caratteristica diversificante rispetto al bracco è il portamento di testa dello Spinone, che deve essere meno eretto e con orecchie meno mobili. Fondamentale il contatto con il selvatico, che dovrà evidenziare, specie nella guidata, calma, prudenza, ma allo stesso tempo decisione senza nervosismi ed esecrabili movimenti di coda. Importante e tipico il movimento orizzontale di coda a fare da segnatempo al trotto. In conclusione lo standard, in attesa di ratifica da parte dell’ENCI, vuole identificare il nostro ausiliare come un cane da caccia che si esalta in particolari condizioni di rusticità e difficoltà al servizio del cacciatore.