Rivista "I nostri cani": maggio 2001
In riferimento a quanto pubblicato, a firma G. F.,
a pagina 2 del numero di febbraio 2001, riceviamo e pubblichiamo da Ruggero
Zorzan, Presidente del B.C.I. al momento del commissariamento straordinario
da parte dell'Enci:
"CARENTE INFORMAZIONE O VOLONTARIO DISIMPEGNO...
MA DA PARTE DI CHI?
Il Boxer Club Italiano risponde ad accuse infondate ed offensive
Iniziative volte alla selezione ed al miglioramento del
prodotto del nostro allevamento, almeno per le razze da utilità,
si rinvengono esclusivamente nei programmi delle Associazioni specializzate.
Purtroppo spesso accade che questi programmi siano ostacolati proprio dall'Enci
che, dimentico dei propri compiti istituzionali, assumendo un atteggiamento
da "padre-padrone", giunge a stravolgere anche il significato
delle disposizioni statutarie: l'articolo 21, per esempio, non prevede affatto
la mediazione del C.D. Enci per i "supporti tecnici" che le Società
speciali sono chiamate a fornire alla C.T.C. D'altra parte proprio l'episodio
del C.I.A. sembra dimostrare che l'Enci non sia intenzionato ad applicare
quant'altro previsto nell'articolo 21.
Dispiace rendersi conto che sul piano zootecnico la competenza di alti dirigenti
Enci è a livelli allarmanti: essi dimostrano, infatti, di non sapere
neppure che la valutazione delle qualità caratteriali di un soggetto
prescinde da quella relativa al grado di addestramento. E sembrano anche
ignorare che le "imposizioni coercitive" ottenute con "iniziative
violente" vengono condannate dai maggiori esperti di addestramento
e severamente penalizzate dai giudici che ne costatano l'uso fatto per cercare
di superare esercizi previsti nei regolamenti riconosciuti dalla F.C.I.
Ma...se Atene piange Sparta non ride. Sul piano giuridico, e anche semplicemente
lessicale le esternazioni del sig. G.F. non sembrano maggiormente confortanti.
L'alterazione, o contraffazione, di documenti sussiste in quanto sia volta
ad una "immutatio veri". Non comprendiamo come possa essere confusa
con l'apposizione di un timbro, visibilmente non riferibile all'Enci, che
non altera né contraffà alcuno dei dati certificati dall'Enci
in base al D.M. 20894/00.
Effettivamente la vicenda è stata oscurata da un probabile reato,
quello di diffamazione, in danno di coloro che sono stati pubblicamente
tacciati di aver "alterato" documenti ufficiali; salvo che l'ipotesi
di "collusione", disegnata a carico dei proprietari dei soggetti
dei pedigree "incriminati" e non restituiti, non possa integrare
ulteriori fattispecie previste dal Codice penale.
Preme, comunque, precisare che il suggerimento di non tenere conto dell'illegittimità
della pretesa dell'Enci di sostituire i pedigree di cui sopra non è
affatto anonimo, ma proviene da un legale al quale è mia intenzione
affidare anche l'incarico di sottoporre alla competente Autorità
Giudiziaria la questione della legittimità della annunciata delibera
relativa alla "esclusione dal corso legale" di detti pedigree.
Ruggero Zorzan