IL CANE NELL'ARTE
il volpino italiano dipinto da Vittor Carpaccio
GIUSEPPE ALESSANDRA
architetto. E' entrato nel mondo della cinofilia nel 1956. Per circa 30
anni ha allevato boxer. Titolare dell'allevamento "dell'Albriz".
E' presidente dell'A.T.I.MA.NA. Giudica da 40 anni e dal 1985 è
abilitato al giudizio di tutte le razze.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
- - Ludwing-Molmenti - Vittore Carpaccio, La Vie et L'oeuvre du Peintre
1910
- - Giuseppe Fiocco - Carpaccio - 1930
- - Giuseppe Fiocco - Carpaccio - 1958
- - Jan Lauts - Carpaccio, Painting and Drawings - 1962
- - Pietro Zampetti - Carpaccio - Catalogo Mostra Venezia - 1963
- - Pietro Zampetti - Vittore Carpaccio - 1966
- - Guido Perocco - L'opera completa del Carpaccio - 1967
- - Vittorio Sgarbi - Carpaccio - 1994
Nell'articolo apparso nel numero di febbraio, nel quale parlavo del Bolognese,
accennavo ad uno splendido Volpino Italiano dipinto, ancora una volta,
dal Carpaccio. Ebbene, agli albori del XVI secolo Vittor Carpaccio riceve
dal Priore dei Gerosolimitani, Sebastiano Michiel, la commissione di adornare
con un ciclo di dipinti la "Scuola di San Giorgio degli Schiavoni"
a Venezia.
In quell'epoca, a Venezia, "Le Scuole" avevano un grande potere,
non nel senso didattico, spesso si trattava di vere e proprie confraternite
che operavano con larghezza di mezzi - quasi sempre derivanti da generosi
lasciti - per aiutare materialmente la gente bisognosa ed avevano le loro
sedi in prestigiosi edifici dedicati ai loro Santi Protettori. Quindi
così come le varie Chiese si rivolgevano ai grandi Maestri per
commissionare loro Pale d'Altare, affreschi od altri dipinti di carattere
religioso, le varie "Scuole" vollero che le loro sedi fossero
adornate da dei cicli pittorici, che spesso facevano riferimento proprio
alla vita dei loro Santi.
Oggi queste "Scuole", finito il loro compito istituzionale,
rappresentano dei veri e propri Musei, aperti alla pubblica fruizione,
ed oggi, oltre a quella di San Giorgio degli Schiavoni, la più
celebre e visitata, in Venezia, è senza dubbio la "Scuola
Grande di San Rocco" dove Jacopo Tintoretto dipinse una serie di
grandi quadri, oltre trenta, che rappresentano il momento più esaltante
della sua straordinaria pittura.
Nella Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, che vanta uno dei più
interessanti interni rinascimentali, per altro ancora oggi perfettamente
conservato, Carpaccio, tra il 1502 ed il 1507, come chiaramente risulta
dagli archivi, dipinse dieci quadri, tutti di straordinaria bellezza e,
per certi versi, di un raro realismo, come lo stupendo San Giorgio che
uccide il Drago, e la celeberrima Visione di Sant'Agostino, che reca appunto
la firma VICTOR CARPATIVS/FINGEBAT.
In quest'opera Carpaccio riprende il Santo nel suo studio, intento al
suo scrittoio, abbagliato, ed al tempo stesso ispirato da una luce improvvisa
che illumina l'intero ambiente, mettendo in risalto ogni particolare,
ogni dettaglio, il tutto dipinto con grande maestria e precisione. Di
questo vero capolavoro, di cm. 141x211, Vittorio Sgarbi ebbe recentemente
a scrivere: "Nell'ariosa aula rinascimentale l'azione si sofferma
infatti sugli oggetti, attribuiti dell'attività intellettuale di
Agostino, per la maggior parte simboli della conciliazione tra sacro e
profano predicata dalla cultura umanistica".
Ebbene, in questo meraviglioso "telero" Vittor Carpaccio ha
posto in basso a sinistra, in contemplazione del Santo, uno stupendo cagnolino
seduto che attira immediatamente l'attenzione di chi osserva. In un disegno
preparatorio del dipinto, conservato al British Museum di Londra, nella
stessa posizione Carpaccio aveva disegnato un ermellino, che poi ha sostituito,
nella stesura definitiva, con il piccolo cane, simbolo proprio di fedeltà
e di profezia.
Osservando il piccolo animale appare subito evidente che si tratta di
uno splendido Volpino Italiano, il cane che fu anche di Michelangelo e
che, tenuto conto della contemporaneità dei due Artisti, evidentemente
risultava già all'epoca diffuso, sia al centro che nel nord Italia
e, ammirando lo straordinario realismo, che ne fa un vero e proprio ritratto,
appare del tutto evidente che l'Artista si sia ispirato ad un modello
vivente, magari al suo cane, come sarebbe bello immaginare.
E' davvero impressionante come il Volpino del Carpaccio corrisponda in
maniera perfetta a quelle che sono le caratteristiche di razza dettate
dallo standard attualmente in vigore. Basti guardare il mantello con pelo
folto che sul collo forma un ampio collare, con cranio coperto da pelo
semilungo, che ben nasconde la base delle orecchie, mentre sul muso si
presenta corto.
Anche le orecchie sono davvero perfette, non troppo lunghe, portate bene
erette, con la faccia interna rivolta in avanti risultando, inoltre, inserite
ben alte e tra di loro ravvicinate.
Se poi si osserva bene la testa, appare chiara la sua forma piramidale,
con muso inferiore alla lunghezza del cranio che appare con il tipico
profilo ad uovo, ed ancora, per concludere la descrizione del Volpino
Italiano dipinto del Carpaccio, la perfetta linea retta del labbro superiore
e la posizione sub frontale dell'occhio. Anche la sua taglia, benché
il cane sia seduto, se rapportata agli oggetti circostanti non si discosta
molto da quella ideale che, ben si sa, è compresa tra i 25 centimetri,
come minimo per le femmine, ed i 30, come massimo per i maschi.
Siamo, quindi, di fronte ad un vero "modello" rispetto allo
standard attuale e colpisce il fatto che il Maestro veneziano abbia dipinto
l'opera nel lontano 1502.
Così, ancora una volta, Vittor Carpaccio, attraverso le sue mirabili
opere ci offre un interessantissimo documento storico ed una preziosa
testimonianza su questa razza italiana, in antico molto diffusa e poi
per anni, purtroppo, negletta, tanto che nel 1965 risultavano iscritti
solamente 5 soggetti, per scomparire del tutto agli inizi degli anni ottanta,
quando l'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, varava, con oculata
lungimiranza, un piano di recupero che ora sta dando dei risultati soddisfacenti.
Credo, quindi, per concludere, che quanti oggi con passione si dedicano
a questa interessante razza possano farlo con grande orgoglio perché,
da un lato di fatto gli hanno ridato vita e, dall'altro, hanno come modello
questo importantissimo documento pittorico che dimostra quanto in antico
questa razza fosse tenuta in grande considerazione, tanto da apparire
in uno dei capolavori assoluti della pittura veneziana del Rinascimento.
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