VETERINARIA
Aldo Vezzoni
Medico Veterinario, Specialista in clinica dei piccoli animali, Segretario
della Federazione degli Ordini dei Veterinari Italiani, Presidente della
Fondazione Salute Animale, membro della CTC dell'ENCI
IL DOPING NEL CANE SPORTIVO
Bibliografia:
A.Morrie Craig: Drug testing in sporting dogs, in: Canine Sports Medicine
and Surgery, Bloomberg, Dee & Taylor, W.B. Saunders 1998
J.R.Gannon: Drug control programs in canine sport medicine, in: Canine
Sports Medicine and Surgery, Bloomberg, Dee & Taylor, W.B. Saunders
1998
Introduzione
Il doping nelle attività sportive umane è diventato un
grave problema che ha attirato l'attenzione dei mass media per i numerosi
casi emersi in questi anni in diverse discipline sportive, che hanno comportato
delle esclusioni illustri di vincitori e talvolta anche delle morti inattese
di atleti. Analoga attenzione c'è stata per le corse dei cavalli,
dove sono attivi dei programmi di antidoping promosse dalla Federazione
Italiana Sport Equestri, mentre il problema non è ancora emerso
nel settore delle competizioni cinofile, salvo che per le corse dei greyhound,
che peraltro sono state sospese nel nostro paese da alcuni anni. Ma a
livello delle numerosissime manifestazioni cinofile che ogni settimana
si svolgono in ogni angolo del Paese, il problema non è mai stato
affrontato seriamente e sistematicamente. Voci e sospetti di cani improvvisamente
performanti in determinate gare se ne sono sentite, ma sono rimaste a
livello di leggende metropolitane, senza attirare l'attenzione degli organismi
cinofili. Forse oggi, per l'aumentata sensibilità verso questi
problemi, stimolata dai fatti di cronaca sportiva, è giunto il
momento di affrontare l'argomento, valutando quanto viene fatto in altri
Paesi e iniziando a proporre agli organismi cinofili dei protocolli per
il controllo antidoping nelle competizioni cinofile.
Perché la lotta al doping?
L'etica nello sport è uno dei valori fondamentali sul quale si
basano tutte le regole per il corretto svolgimento delle competizioni.
Niente come il doping può sconvolgere tutti i valori di correttezza,
credibilità e lealtà, o fair play, che caratterizzano le
competizioni sportive, improntate all'esaltazione delle doti naturali.
La lotta al doping quindi è il primo mezzo per garantire quest'etica
sportiva.
La salvaguardia della salute dell'animale deve però essere la motivazione
principale che ci spinge a combattere l'abuso di farmaci e di pratiche
illecite nel cane. Spesso le pratiche utilizzate nel doping non si fondano
su dati scientificamente approvati, pertanto il loro uso ed abuso può
essere molto pericoloso per la salute dell'animale.
Un terzo motivo è legato agli aspetti genetici. Un animale il cui
successo sportivo si basa sull'uso di sostanze che alterano le sue prestazioni
potrà essere scelto per la selezione riproduttiva senza averne
i meriti; ciò comporterebbe una falsificazione dei valori fenotipici
ed una selezione genetica deviata verso valori inconsistenti, con impoverimento
del patrimonio genetico dei discendenti.
Il controllo antidoping sugli animali nella storia
L'impiego di sostanze farmacologiche o di altre sostanze in grado di
esaltare le prestazioni in corso di gare sportive risale molto indietro
nella storia dell'uomo; ai tempi dei romani l'assunzione da parte di un
atleta di una mistura di acqua e miele prima di una gara era considerata
una contraffazione e poteva essere punita addirittura con la crocifissione.
Ma l'utilizzo di sostanze dopanti e la repressione di queste pratiche
è rimasto senza un fondamento scientifico finché un chimico
russo, Bukowski, nel 1910 dimostrò la possibilità di rilevare
la presenza di farmaci nella saliva di un cavallo. Di lì a poco,
il prof. Frankel a Vienna confermava i risultati di Bukowski e nasceva
così la scienza dell'impiego della chimica analitica per il rilevamento
di sostanze come stricnina, morfina, cocaina e caffeina. Il primo animale
squalificato per doping è stato un cavallo di nome Bourbon Rose
che aveva vinto nel 1912 la French Gold Cup, a Maisons La Fitte. Negli
Stati Uniti, agli inizi degli anni quaranta, i greyhound da corsa sono
stati i primi cani ad essere sottoposti a sorveglianza per il doping.
Per lo sviluppo degli ippodromi negli Stati Uniti e per garantire il mercato
delle scommesse, diversi laboratori dagli anni quaranta in poi si specializzarono
nel rilevamento di sostanze varie sia nella saliva sia nelle urine e nel
sangue. Nel 1947 veniva creata l'Associazione dei Chimici Ufficiali delle
Corse (AORC) con il compito di monitorare le prestazioni sportive degli
animali contro l'impiego di sostanze illecite. Nelle corse dei greyhound
le normative antidoping nei vari paesi hanno richiesto il "drug free",
cioè la tolleranza zero su qualunque sostanza, richiedendo dei
lunghi tempi di sospensione di ogni medicinale prima delle gare. Nei cani
da slitta i programmi antidoping sono iniziati negli ultimi anni, in occasione
della famosa corsa "Alaskan Iditarod Race", per garantire una
competizione leale e per contrastare le critiche verso una gara così
faticosa che non poteva essere svolta senza l'uso di droghe. In questa
gara, lunga 1200 miglia, sono ammesse delle terapie farmacologiche, se
necessarie, ma che possono essere somministrate unicamente dai responsabili
di gara e non sono ammesse sostanze che esaltano le prestazioni atletiche.
Anche nella altre gare dei cani da slitta che si svolgono sia in America
sia in Europa sono attuati dei piani di controllo antidoping.
Cosa s'intende per droga nel doping
Mentre c'è un diffuso consenso sul fatto che una competizione
sportiva, sia in campo umano, sia animale, debba svolgersi senza l'influenza
di droghe, non c'è altrettanta unanimità nel definire quali
sostanze possano essere ritenute droghe. Si parla infatti di sostanze
chimiche o mediche che possano influire sulla velocità, resistenza,
coraggio o prestazione dell'atleta, ma la definizione più completa
è quella fornita dall'Ente Antidoping Australiano, che per droga
intende:
a) ogni sostanza in grado di influire su un partecipante ad una gara attraverso
un'azione sul sistema nervoso centrale o periferico o su di una parte
di esso (come il sistema nervoso autonomo), sul sistema cardiovascolare,
sul sistema respiratorio, sul sistema digestivo, sul sistema muscoloscheletrico,
sul sistema emopoietico o sul sistema genitourinario; vengono compresi,
senza esclusioni, gli analgesici, gli antistaminici, gli agenti antinfiammatori,
i farmaci che agiscono sulla coagulazione del sangue e sulla produzione
dei globuli rossi, i diuretici, gli ormoni ed i loro analoghi sintetici,
gli stimolanti, i cortisonici, gli anabolizzanti, gli anestetici locali,
i miorilassanti, i tranquillanti e gli antibiotici;
b) sostanze somministrate per alterare o per mascherare il rilevamento
di sostanze elencate nel punto a);
c) un metabolita o una sostanza artefatta di una delle sostanze di cui
ai punti a) e b), indipendentemente dal fatto che possegga o meno un qualche
effetto farmacologico;
d) quantità inusuali od abnormi di sostanze endogene, compresi
ma non limitatamente a cortisolo e testosterone.
Non esiste nessuna regola o normativa che, per il trattamento di malattie
o di condizioni traumatiche in un soggetto che deve partecipare ad una
gara, proibisca l'utilizzo di una qualunque sostanza terapeutica regolarmente
registrata, ma viene però richiesto che il partecipante, al momento
della gara, risulti libero da residui di queste sostanze. Occorre pertanto,
nel caso di somministrazione terapeutica di qualunque sostanza, che venga
rispettato un tempo di sospensione adeguato, prima della competizione,
per permetterne l'eliminazione dall'organismo.
Il doping come modifica delle prestazioni atletiche
Nel cane sportivo si possono distinguere tre categorie di modifiche comportamentali
ricercate attraverso l'impiego di droghe:
1. esaltazione, mediante l'uso di sostanze ergogeniche, comunemente chiamate
stimolanti; si tratta di sostanze che sono in grado di aumentare l'attenzione,
la potenza muscolare, la resistenza alla fatica;
2. riduzione, mediante l'uso di sostanze depressati, comunemente chiamate
inibitori o stoppers; si tratta di sostanze utilizzate per mettere fuori
gioco dei competitori, che provocano abbattimento, debolezza muscolare
e sonnolenza;
3. normalizzazione, mediante la soppressione di risposte fisiologiche
indesiderate all'eccitazione della gara, come un'eccessiva salivazione,
o per minimizzare condizioni di dolore o fastidio localizzato o per mascherare
delle patologie in atto. In questa categoria rientra un impiego molto
diffuso di medicinali normalmente utilizzati come sintomatici, quali ad
esempio i farmaci antinfiammatori non steroidei, per ridurre il dolore
a livello osteo-articolare e muscolare: mentre possono alleviare il dolore
legato a piccoli eventi traumatici, come contusioni, possono anche mascherare
patologie articolari gravi come le displasie dell'anca e del gomito, per
le quali non è indicata un'attività sportiva.
L'utilizzo, inoltre, di molti di questi farmaci non è supportato
da dati scientifici e si fonda molto spesso su pratiche empiriche che
possono risultare estremamente pericolose per la salute dell'animale.
Che sostanze vengono ricercate nei controlli?
Farmaci legittimi: sono sostanze che vengono normalmente utilizzate nella
pratica clinica del cane sportivo, ma che al momento della competizione
non devono essere presenti nell'organismo. A questo proposito deve essere
chiarito il concetto di "clearance" di un farmaco: in teoria
una volta che una sostanza estranea viene introdotta nell'organismo viene
eliminata seguendo una curva che non raggiunge mai lo zero, quindi noi
parliamo di campione negativo solo quando i nostri strumenti non sono
in grado di percepire la presenza della sostanza estranea. Da tutto ciò
si capisce come il concetto di negatività sia relativo e come dipenda
dalla sensibilità degli strumenti di laboratorio e dalla metodiche
che utilizziamo. E' fondamentale quindi stabilire una soglia per ogni
sostanza ricercata e pianificare delle procedure standard per tutti i
laboratori, oltre a definire dei tempi di sospensione per i vari farmaci
che possono essere necessari per la terapia, affinché possano essere
smaltiti in tempo prima della partecipazione ad una gara. In questo gruppo
rientrano anche gli ormoni anabolizzanti che possono trovare impiego terapeutico,
ma che non sono ammessi nei soggetti sportivi.
Farmaci o sostanze illegittime: sono sostanze proibite, che fanno generalmente
parte della categoria delle sostanze stupefacenti e psicotrope.
Agenti che mascherano la presenza di sostanze dopanti: possono interferire
con le procedure di laboratorio alterando o rendendo impossibile il rilevamento
di farmaci o residui di essi.

Livelli di doping
La pratica illecita del doping varia, in termini di sofisticazione e
di tipo di sostanze utilizzate, in funzione del grado di attenzione a
questo problema e del tipo di controlli effettuato. Possiamo distinguere
tre livelli:
1. livello uno, non sofisticato: si verifica quando non esiste un'attenzione
al problema e non sono vigenti controlli antidoping. Vengono utilizzate
sostanze comuni, di facile reperibilità, che sarebbero anche facilmente
rilevabili in caso di controlli se venissero attuati: caffeina, efedrina,
stricnina, arsenico, barbiturici, anestetici locali, aspirina, fenilbutazone
e FANS vari. Tutte o quasi queste sostanze potrebbero essere rilevate
nelle urine con metodiche analitiche semplici come la cromatografia a
strato sottile.
2. livello due, sofisticato: si verifica quando sono stati introdotti
dei sistemi di controllo antidoping che sarebbero in grado di rilevare
facilmente le sostanze dopanti più comuni utilizzate nel livello
precedente. In questo livello si assiste ad una spasmodica ricerca di
sostanze di più difficile rilevazione con le comuni indagini di
laboratorio. Queste sostanze sono comunque rilevabili anche se con metodiche
analitiche più complesse come la cromatografia liquida ad elevata
performance (HPLC), la spettrometria di massa, la tecnica ELISA, la radio-immuno
chimica e la tecnica PCFIA. Tra queste sostanze sono comprese: prolintane,
metilfenidate, amfetamina, antidepressivi triciclici, benzodiazepine,
corticosteroidi, steroidi anabolizzanti, beta-bloccanti, reserpina, hyoscina,
quinina, nicotina, clembuterolo, eptaminolo e broncodilatatori.
3. livello tre, avanzato: si verifica come stadio avanzato di sofisticazione,
realizzato con lo scopo preciso e determinato di alterare delle competizioni
sportive di grande impatto economico, mediante l'accesso a conoscenze
profonde di farmacologia e l'utilizzo di laboratori sofisticati. Si tratta
di un livello di doping d'elite, che richiede mezzi finanziari e tecnologici,
in grado di creare delle varianti molecolari di sostanze conosciute, capaci
di svolgere gli effetti fisiologici desiderati, senza essere rilevabili
ai controlli. Sono comprese in questo gruppo sostanze derivate dall'amfetamina,
dalla morfina e dalla cocaina, con continue variazioni molecolari. In
questo livello vengono comprese anche sostanze non rilevabili come l'eritropietina,
in grado di aumentare la massa eritrocitaria nel sangue e di conseguenza
di aumentare il trasporto di ossigeno ai muscoli. La somministrazione
di eritropoietina viene comunque testimoniata da un aumento dell'ematocrito
(parte corpuscolata del sangue) oltre i valori fisiologici, mediante un
comune esame del sangue.
Raccolta dei campioni e caratteristiche dei laboratori
La permanenza delle sostanze dopanti nel sangue è relativamente
breve perché queste si distribuiscono velocemente negli organi
bersaglio e vengono metabolizzate da fegato e reni. Le urine rappresentano
il campione di elezione per la ricerca di farmaci illeciti o residui di
essi in quanto in esse si concentrano prima di venire escreti dall'organismo.
Naturalmente i campioni devono essere prelevati seguendo delle procedure
standardizzate che evitino la sofisticazione o l'inquinamento degli stessi.
I laboratori deputati all'analisi dei campioni prelevati devono avere
delle caratteristiche che garantiscano la correttezza e imparzialità
dei risultati; devono essere indipendenti e non avere interessi nel risultato
delle analisi, non avere alcun ruolo nella decisione o applicazione di
penali. L'aggiornamento continuo nelle metodiche, la ricerca di nuove
sostanze e di controlli di qualità rigorosi sono garanzie di serietà
di un laboratorio.
Protocollo anti-doping nelle competizioni cinofile
Un programma di controllo antidoping efficace richiede sia la responsabilizzazione
delle istituzioni cinofile preposte alle gare ed alle manifestazioni,
sia la consapevolezza da parte dei partecipanti che il controllo antidoping
salvaguardia lo sport e la correttezza e lealtà delle competizioni
e che pertanto merita un impegno da parte di tutti.
Per la realizzazione del controllo antidoping occorre:
1. informare adeguatamente e con largo anticipo tutti i cinofili che partecipano
alle manifestazioni ed alle gare sul problema del doping, sugli aspetti
correlati e sulle possibilità di controllo;
2. predisporre un elenco di sostanze proibite che non possono in nessun
caso essere somministrate a cani destinati ad attività sportive
od agonistiche (ad esempio: anabolizzanti, eccitanti, eritropietina, ecc.);
3. predisporre un elenco di sostanze presenti in medicinali registrati
che possono essere somministrate, per scopi terapeutici, a cani destinati
ad attività sportive od agonistiche, ma la cui somministrazione
deve essere sospesa per un determinato periodo prima della gara, generalmente
48 ore, (ad esempio: cortisonici, antibiotici, antispastici, miorilassanti,
antinfiammatori, antidolorifici, ecc.) o per periodi più lunghi
in caso di medicinali ad azione ritardata o deposito; l'eventuale somministrazione
più recente di medicinali utilizzati per alleviare stati di sofferenza
deve essere comunicata al direttore di gara ed al medico veterinario di
servizio, prima della gara: questi dovranno valutare, in base a parametri
stabiliti dall'ENCI, se ammettere o meno il soggetto alla gara;
4. stabilire i livelli di tolleranza per le sostanze contenute in medicinali
registrati ed utilizzati per scopi terapeutici, mentre per le sostanze
proibite il livello di tolleranza deve essere zero;
5. identificare dei laboratori veterinari di riferimento, con autorizzazione
sanitaria, in grado di svolgere le analisi più comunemente utilizzate
per la diagnostica anti-doping, dotati di procedure collaudate di autocontrollo
ed in grado di aggiornare la loro tecnologia diagnostica in funzione delle
esigenze.
6. predisporre una procedura codificata per il prelievo dei campioni di
urina o di sangue da analizzare, che preveda un kit di prelievo sigillato
e standardizzato, l'identificazione certa del cane (microchip), la presenza
del proprietario del cane, del medico veterinario di servizio e di delegati
ENCI che devono sottoscrivere il documento di prelievo;
7. predisporre dei criteri per la selezione dei candidati al controllo
anti-doping che tenga conto di aspetti come la difficoltà fisica
della gara, la variazione eclatante di prestazioni di un soggetto, prestazioni
fisiche sospette, la scelta random, il controllo del vincitore.
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