![]() |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Giocare per imparare, giocare per andare d'accordoLe attività ludiche tra apprendimento e socialitàFin da molto tempo addietro le attività ludiche degli animali sociali, e tra questi primi fra tutti i cani domestici, esseri ludici per eccellenza, hanno attratto l'attenzione di vari osservatori e studiosi del comportamento animale, ponendo non pochi interrogativi sulle loro reali finalità di tipo funzionale. Chiunque abbia infatti avuto modo di osservare dei cani intenti al gioco avrà potuto notare come nell'attività ludica trovino espressione, in modo liberamente combinato e in un contesto di simulazione, numerosi comportamenti che in altre situazioni possono essere attuati in modo serio e soprattutto con finalità ben precise. Movenze predatorie all'inseguimento di una foglia possono combinarsi con piccole lotte che magari si trasformano, sempre in un clima di libera improvvisazione, in grandi scene di caccia collettiva nelle quali vari cani si inseguono alternandosi nel ruolo della preda. E tutto ciò in un clima di emotività molto particolare, che si potrebbe definire di esaltata rilassatezza, in grado di consentire non solo la più libera miscellanea di comportamenti ma anche la combinazione di moduli comportamentali appartenenti a cicli funzionali che in situazioni di vita reale tenderebbero ad escludersi a vicenda. Si possono, infatti, non di rado osservare repentine alternanze tra azioni di fuga, predazione e aggressione, generalmente in contesti di grande enfasi espressiva, caratteristica, quest'ultima, che all'animale costa un notevole investimento in fatica ed energia fisica. E proprio l'osservazione del grande dispendio energetico richiesto dal gioco ha portato non pochi etologi alla deduzione che l'attività ludica debba svolgere un ruolo piuttosto importante nella vita dell'individuo, presumibilmente legato a basilari comportamenti biologici. Si è così arrivati all'elaborazione di varie teorie, le cosiddette "Game theories" che approfondiscono tematiche in gran parte embrionalmente anticipate già alla fine del XIX secolo da Karl Groos (The Play of Animals, New York, 1898) ancora oggi dibattute e controverse, all'interno delle quali trova però sempre evidenza come il gioco venga a svolgere funzioni biologicamente molto importanti, non secondaria quella di consentire all'animale uno scarico di energie in eccesso. Ma probabilmente è sul piano dell'apprendimento che il gioco svolge la sua funzione più importante, consentendo, in condizioni di realtà simulata, la sperimentazione di nuovi comportamenti, ma soprattutto l'adattamento a situazioni ambientali complesse dei moduli di comportamento innati. Non bisogna infatti dimenticare come, tra gli animali più evoluti, i cosiddetti comportamenti acquisiti per via ereditaria consistano, nella maggior parte dei casi, in sequenze di attività parziali che necessitano di un certo apprendimento per poter essere organizzate e attuate. Basti pensare, a questo proposito, quale consistente patrimonio di esperienze richiedano i cosiddetti comportamenti predatori, che arrivano generalmente a prendere forma solo attraverso successive fasi di apprendimento in grado di consentire non solo una corretta identificazione delle prede ma anche un'efficace organizzazione degli istintivi comportamenti che rendono possibile la loro cattura. Giocare per scoprireL'apprendimento che avviene attraverso il gioco molte volte può riguardare la semplice identificazione di nuovi stimoli, come frequentemente avviene durante l'approccio nei confronti di oggetti sconosciuti, verso i quali, in una fase di esplorazione ludica, sono sperimentate differenti modalità comportamentali nel tentativo di trovare un'adeguata collocazione della novità nel proprio patrimonio conoscitivo. E' questo il caso, per esempio, di numerosi oggetti sconosciuti trovati all'interno dell'ambiente, che attraverso la sperimentazione di comportamenti diversi possono essere affrontati dal cucciolo dapprima con atteggiamento di gioiosa diffidenza, poi in maniera enfaticamente aggressiva, per arrivare, infine, ad essere acquisiti come stimoli adeguati a una determinata sequenza comportamentale oppure come stimoli neutri, generalmente indegni di qualsiasi attenzione. La libera associazione di comportamenti che avviene durante il gioco in molti casi può consentire un rapido apprendimento di nuove sequenze comportamentali e questo aspetto favorevolmente "propedeutico" sicuramente non è sconosciuto a molti addestratori che non di rado utilizzano tecniche di tipo ludico sia per mantenere viva l'attenzione dell'animale che per suscitare reazioni di tipo positivo nei confronti delle prime coercizioni di tipo fisico. Giocare per vivere nel gruppoLa sperimentazione di comportamenti nuovi attraverso il gioco sicuramente
svolge un ruolo molto importante nell'interazione tra cane e ambiente,
tuttavia le combinazioni più articolate sotto l'aspetto dei comportamenti
istintivi si possono osservare nei rapporti di tipo sociale, all'interno
dei quali il particolarissimo stato emotivo della rilassatezza ludica
consente l'attuazione sperimentale delle più varie combinazioni
tra moduli di comportamento innati. Le situazioni di gioco sociale, in
grado di coinvolgere più individui, allo stato selvatico avvengono
prevalentemente tra animali di giovane età, tuttavia è quanto
mai frequente osservarle tra i cani domestici adulti, che si caratterizzano
per la perpetuazione in età matura di molti stati emotivi dell'infanzia.
Non bisogna infatti dimenticare che l'uomo, nel tentativo di ottenere
animali scarsamente diffidenti nei suoi confronti e soprattutto capaci
di instaurare verso di lui forme di attaccamento affettivo, con la domesticazione
è arrivato a creare un "lupo bambino" in grado di mantenere
anche in età adulta molti tratti comportamentali tipici dell'infanzia.
E tra questi una grande capacità di apprendimento, una forte curiosità
e, soprattutto, una grande predisposizione verso i giochi sociali, insostituibile
mezzo per l'inserimento del cane domestico all'interno del branco umano,
così diverso da quello dei lupi originari. Giorgio Teich Alasia
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||