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I nostri cani -marzo 2002-

 

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PAGINE ISTITUZIONALI

marzo 2002


Considerando quanti consensi le PAGINE ISTITUZIONALI pubblicate nel numero di Febbraio 2002 de "I nostri Cani" hanno mosso mi ritengo soddisfatto.
Grande adesione e condivisione dunque provenienti da larghissima parte del settore, espresse senza soluzione di continuità tramite posta, linee telefoniche, fax, consolidano le mie idee e, conferendo per quanto possibile ancor più veemenza alle mie parole, restano inequivocabile testimonianza della necessità ed urgenza di intraprendere un cammino tutt'altro che semplice, tutt'altro che breve per delineare un profilo della Cinofilia più credibile.

Sono altresì soddisfatto delle "infondate" reazioni boomerang alle stesse PAGINE ISTITUZIONALI di "alcuni ex-interessati esterni all'E.N.C.I. ed alla Cinofilia Ufficiale" che mi aiutano a capire quanto i miei "passi" siano mossi nella "giusta direzione" dunque temuti.
Ho spiegato come sarà mia prioritaria premura occuparmi della "vera" tutela delle razze canine "standardizzate riconosciute" con attenzione particolare alle italiane troppo spesso da una miope mentalità esterofila lasciate in secondo piano, per le quali il Ministro Alemanno, lo scrivente, la Segreteria Particolare nutrono speciale affezione ed interesse. Detta tutela, ove necessario, dovrà prevedere finanziamenti per lo sviluppo delle razze italiane più bisognose di ausilio.
Alla tutela citata deve necessariamente accompagnarsi quella della figura troppo spesso emarginata dell'allevatore, la quale merita maggiore "dignità" e "sostegno" previa "garanzia" da parte dello stesso allevatore di trasparente, cosciente, codificato impegno zootecnico.
Il settore degli allevatori, costituito da numeri "impressionanti", a me presentandosi e rivolgendosi, lamenta imperdonabile "disattenzione" nei confronti dello stesso da parte della Cinofilia Ufficiale e conseguente "straniamento" dell'allevatore dalle vicende cinofile. Con rammarico ho notato come la voce dei "veri" allevatori in attività sia raramente rappresentata nei comitati / consigli deliberanti e ritengo questa situazione sia definibile come "antistatutaria".

L'allevatore non dovrà più delegare / demandare ad altri (sovente non allevatori) la facoltà di "decidere" sul destino dello stesso allevatore ed in tal senso le mie intenzioni sono ormai ben note e dichiarate come "radicalmente" contrarie alla oscurantista, prevaricatrice, arcaica mentalità che assimila la figura dell'allevatore al concetto di delega.

L'allevatore non è una delega di carta da "scambiare"... bensì un uomo che si impegna in una attività certamente difficile che nulla ha di hobbistico e amatoriale se non la "errata" definizione, per il quale appare sempre più impellente ed improrogabile l'esigenza di rivolgere istanze inerenti l'allevamento ed evidenziare problematiche dello stesso settore.

L'accreditare il ruolo dell'allevatore " zootecnicamente impegnato" mediante tutela dello stesso da sleali concorrenze "mercantili" spesso illegittime vede come conditio sine qua non una azione tesa a far "emergere il sommerso" a tutti i livelli, emersione che inevitabilmente contribuirà a tutelare l'allevatore italiano conferendo allo stesso "ufficialità e dignità".
Partendo dalla "voce degli allevatori" sarà dunque necessario il processo di "democratizzazione delle elezioni" in senso geopolitico, annullando la diseguaglianza del peso specifico dell'elettore del nord rispetto a quello del sud, assetto questo che da sempre costringe buona parte degli aventi diritto al voto a conferire ad altri la facoltà di agire in vece propria, "invischiandosi" così nella logica perversa della "delega". Sarà allora una imprescindibile maggior "equità elettorale" che garantirà alla Cinofilia Ufficiale modernità, democrazia, efficienza, linearità, trasparenza, meritocrazia oggi troppo spesso deficienti.
Gli allevatori, i soci, gli addetti ai lavori, la base dunque della Cinofilia non creda sia il descritto un lavoro semplice, comprenda invece come la realizzazione di un "cambio culturale" di tale portata comporti necessariamente tempi tecnici lunghi, ma sono assolutamente convinto che la strada descritta arrivi ad una Cinofilia Ufficiale che nessuno oggi riesce ad immaginare. I benefici, non soltanto per l'allevamento, saranno enormi ed è per questo motivo che ogni forzatura tesa alla velocizzazione dei tempi di "svolta" risulta essere fuori luogo ed inopportuna. Ben comprendendo il desiderio di vedere immediate applicazioni di detto cambiamento invito i molti ad avere fiducia e pazienza affinché si giunga "realmente" ad una Cinofilia "nuova", diversa, "veramente" zootecnica ed attenta al "reale" benessere del cane.
Conversamente a coloro (numericamente pochi in verità) i quali, testualmente citando, attendono e bramano "riappropriarsi dell'E.N.C.I." risulta per me doveroso rispondere come ciò che è avvenuto per lunghi decenni, riducendo l'Ente in condizioni insostenibili, inaccettabili, immobilizzanti per lo stesso E.N.C.I., giammai si ripeterà in quanto:

- l'E.N.C.I. non appartiene ad alcuna persona fisica o gruppi di persone
- l'E.N.C.I., nato come club privato non riconosciuto e non ufficiale, è ente che, una volta riconosciuto con R.D., svolge ruolo pubblico in quanto a detto ente è stata con D.L. e D.M. demandata "funzione pubblica" quale tenuta e cura dei Libri Genealogici
- l'E.N.C.I. è associazione di allevatori dotata di personalità giuridica che Direttive CEE sanciscono come assimilabile ad ente di diritto pubblico pena, in caso contrario, inabilità alla tenuta dei Libri Genealogici
- all'E.N.C.I. sono state "affidate" (nei diversi significati del verbo "affidare" non è mai contemplata la proprietà della cosa affidata, bensì la consegna alla cura della stessa pro tempore) gestione ed emissione dei Certificati di Iscrizione ai Libri Genealogici, come atti ufficiali pubblici che garantiscono dati anagrafici, identificazione nonché valore zootecnico e commerciale del soggetto canino
- l'E.N.C.I. infatti è sottoposto alla vigilanza del MiPAF ed è chiamato, come ente zootecnico, dalle Norme CEE al rispetto e osservanza dei D.M. inerenti Disciplinari genealogici / zootecnici
- tutte le attività cinotecniche che l'E.N.C.I. comprende sono normate da leggi della Repubblica Italiana, dunque non indipendenti e/o autonome
- con D.M. 1996 e sotto la vigilanza del MiPAF è istituito l'UC (Ufficio Centrale Libro genealogico) ed il Libro genealogico chiamati a svolgere compito dunque tutt'altro che privato
- Allevatori e Soci all'unanimità e trasversalmente concordano nell'attribuire enorme importanza al Pedigree come documento ufficiale, riconosciuto, non privato, che testimoni attività cinotecnica con sigillo, approvazione, controllo MiPAF imprescindibile per suesposta condizione di ufficialità istituzionale. Ancora la "stragrande maggioranza" condivide il controllo "costante" esercitato dal MiPAF sull'Ente. Infatti il citato controllo nel tempo, da non leggersi mai come inimicizia bensì "vigile accompagnamento" dell'ENCI, scongiura ogni tentativo di gestione oligarchica egemonizzante ed impenetrabile, non trasparente, illegittima, non ufficializzata, ameritocratica della "cosa cinofila", garantisce, al contrario, agli allevatori una attività cinotecnica riconosciuta anche istituzionalmente e definita con "marchio di qualità ufficiale", ai soci tutti equa, esente da personalismi, giuridicamente controllata vita associativa nel pieno rispetto delle Norme, all'Esperto Giudice la certezza della "dignità" di "verificatore zootecnico" ufficialmente riconosciuto dall'Istituzione ministeriale e non semplice privato privo di ogni riscontro ufficiale come accadrebbe con una Cinofilia privatamente ripiegata su se stessa, attenta agli interessi dei pochi, dunque non autorizzata e confermata istituzionalmente.

In conclusione personalmente ritengo il presente un momento importante e positivo - probabilmente irripetibile - per la Cinofilia Ufficiale tutta stante la presenza di un Ministro MiPAF assolutamente attento ai problemi del settore che tramite Consigliere di fiducia intende operare per una Cinofilia migliore.


IL CONSIGLIERE DEL MINISTRO
DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI PER L'E.N.C.I.

Claudio PIERANTONI