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Perché
è necessario rivalutare il concetto di razza
IL VALORE DEL CANE
Negli
esemplari da caccia tutto deve convergere a migliorare il lavoro
Da quando Laverak inventò la più bella razza di cani da
ferma e fissò un legame indissolubile fra la funzione e la costruzione,
iniziarono le discussioni, i commenti, gli sproloqui e tutto quanto immaginariamente
possibile sul valore morfologico ed il lavoro. Forse giova ribadire che
il valore complessivo del cane è costituito da un reticolo di elementi
in equilibrio fra loro.
Molti, moltissimi elementi; da quelli psicofisici, della robustezza, stilistici,
morfologici, dell'intelligenza, sensibilità, ecc.
E' un inesplorato mondo di intrecci e scambi. Il concetto di razza, un
po' in disuso specie nell'ambiente del cane da lavoro, è tutto
questo.
Razza non è la esaltazione di una o poche prerogative; ma anche
questo è difficile da capire quando il tracciato selettivo intercetta
voglie anomale di successi estemporanei.
Oltre al concetto di razza, ciò che è veramente mal messo
è quello selettivo.
E' facile quindi cadere nella banalità toccando questo argomento
ed è pure facile ripetere concetti superficiali. Teniamoci dunque
sul concreto con il supporto delle esperienze. L'analisi dei comportamenti
è una buona base culturale.
Perché è importante la corretta costruzione e la sua rispondenza
allo standard? Per correttezza intendiamo l'armonica collocazione dei
raggi ossei dello scheletro. Appiombi regolari, equilibrio nelle misure,
giuste angolazioni, piede corretto.
Servono al cane per poter correre senza affanni e/o sofferenze dovute
a difetti e malformazioni.
E questo è un dato di fatto utile per tutte le razze.
Lo stile come valore aggiunto. Particolari movenze o atteggiamenti "originali
e quindi specificatamente tipici" aiutano a realizzare al meglio
sulle emanazioni e sul selvatico.
Stile marchio di fabbrica, fumo e arrosto, ecc. Si, certo, belle parole
stramacinate ma banali e difficili da coniugare con elementi concreti,
pratici. Il filosofo ed il tecnico hanno due funzioni importanti nella
società, ma non convergenti; non è ipotizzabile pertanto
alcun punto di contatto che contribuisca a concretizzare i concetti.
Se a caccia un cane stilista realizza più di un altro, il cacciatore
lo definisce buono perché appunto rende più di un altro.
Capisce bene in che misura valutare il contributo dello stile nel lavoro.
Se mentre il cane lavora il cacciatore si trova con il "professore
di turno" che teorizza sulle oscillazioni del bilancere cefalo-cervicale
piuttosto che sulle "lievi oscillazioni trasversali della coda"
ed ancora su quel centimetro in più (secondo lui) nella chiusura
della falcata del posteriore all'indietro, e tutto il suo sapere si ferma
lì, viene presto scaricato e considerato, se tutto va bene, un
perditempo. Colombo (non sono abituato a menzionarlo ma qui il termine
calza benissimo) lo avrebbe definito un "pirletta".
Sono sempre più convinto che ogni argomento debba trarre origine
dai motivi per cui fu ideata quella razza. Stile e costruzione, stile
figlio della psiche, il galoppo in stile.
Non vale la pena, per mostrare competenza, cercare l'ago nel pagliaio
e teorizzare troppo su aspetti esteriori di movenze piuttosto che sugli
esiti funzionali. In una razza da caccia tutto deve convergere a migliorare
il lavoro. In qualità e quantità.
Se ci si fa affascinare da un "galoppo da favola" e lo si considera
come unico criterio identificativo della razza, si è fuori tema.
Ancor peggio considerare il solo galoppo come elemento prioritario nella
scelta dei riproduttori.
Quante volte sentiamo dire " ho visto un gran cane, ottimo galoppo
e presa di terreno".
Come ferma? Non so, non l'ho visto ma ho già prenotato una monta!
Proviamo ad agganciare il galoppo alla costruzione per rimanere in argomento.
Fra movimento e costruzione vi è una stretta relazione.
Ma in un cane la vera espressione del movimento si valuta quando questo
dà il meglio di sé nell'impegno "ragionato e finalizzato".
Vuol dire che se fa il mollaccione senza obiettivi né passione,
la sola corretta costruzione non può esprimere la razza. Non è
neanche possibile che la psiche (citata spesso quando non si hanno altri
riferimenti precisi e la si usa da panacea ) modifichi un anteriore o
un posteriore difettosi.
La costruzione è quella e nessuno la può cambiare. Ma come
accennerò più avanti, in certe circostanze in cui massimo
è l'impegno e la concentrazione si hanno momenti di buona espressione
di razza negli accertamenti e comunque in situazioni in cui il cane risolve
quesiti olfattivi.
A volte succede di vedere in un turno di prova un cane malcostruito ma
con galoppo sufficientemente tipico. Se lo porti però a caccia,
dopo 1 ora o anche meno questi difetti sortiscono chiarissimi! I perché
nel cane "fresco e ben preparato fisicamente" il difetto non
emerge, sono tanti.
Quando chiesero a Ciceri perché un cane con groppa difettosa galoppasse
bene, rispose che "una rondine non fa primavera" e che comunque
non ci si doveva aspettare che quel cane riproducesse figli con galoppi
tipici.
Un setter con spalla dritta ed avambraccio lungo (più lungo del
previsto) galopperà come la sua costruzione gli consente ( nel
caso specifico sarà eretto, rigido e con limitata oscillazione
dell'arto ), Come si può pensare che la "psiche" intervenga
a modificare detta costruzione?
La "mentalità di razza" agisce sugli atteggiamenti, più
che altro su quelli legati all'emanazione e al contatto con il selvatico.
Nella mentalità di razza vi è preponderante la passione
e questo grandissimo impulso interiore trasmette al cervello stimoli neuro-muscolari
per l'apparato locomotore.
Lo standard morfologico delinea una configurazione dettagliata e precisa
che ha il compito di agevolare il lavoro.
Cani belli inutili e cani bravi mostriciattoli.
Le responsabilità sono dell'uomo nei vari gradi di potere conferitogli
e preposti alla gestione delle peculiarità della razza. Ogni competenza
comporta precise responsabilità.
Vanno cambiate alcune regole ed abitudini che sono di danno alla razza.
Non è tecnicamente e selettivamente giustificabile l'assegnazione
di qualifiche morfologiche non rispondenti a bravissimi cani lavoratori
ma atipici o identificabili in una qualifica di "Abbastanza Buono".
Non è neppure corretto assegnare le massime attribuzioni in esposizione
a soggetti appartenenti a razze da lavoro, quando non esprimono quella
vivacità e temperamento che sono collegabili alla prestazione.
Potrebbe finire di trovarsi come nell'ambiente calcistico del quale diciamo
tutti convinti " abbiamo il campionato più bello del mondo",
il più difficile, i migliori giocatori, grandi campioni, ecc e
poi ci scopriamo incapaci di affermarci nei confronti internazionali.
Così potrebbe essere per i cani nazionali. Ci si gonfia il petto,
siamo i migliori al mondo, "facciamo le migliori prestazioni"
(?) però i campionati europei li vincono gli altri! E' un caso?
Non so, va approfondito . Impegniamoci a fare autocritica con umiltà,
quando serve.
Anche le enfatizzazioni dei movimenti lasciati intendere come solo obiettivo
sono certamente di danno. Se continuiamo a coprirci gli occhi per voler
sognare, ci risveglieremo con poco in mano e troppo tempo perso.
Queste sono idee di un cacciatore che si augura di avere male interpretato
la situazione.
Angelo Cammi
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