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Protagonisti
e selezionatori di una razza meravigliosa
VENT'ANNI DI IRLANDESI
Da
Renzo Guidotti con i suoi "Diavoli Rossi" a Sergio Barbolini
e tanti altri
Penso che i vent'anni oggetto di questo intervento possano ritenersi
- giusti i risultati conseguiti, la loro frequenza e costanza - assai
importanti nella storia di questa affascinante razza nel nostro Paese.
Ma ritengo che ciò che è accaduto in Italia sia anche paragonabile
a quanto successo nelle altre contrade europee: d'altra parte, si potrebbe
dire da sempre, la storia di questo cane è stata vissuta dappertutto
con straordinarie analogie che, se da una parte parrebbero dar corpo alle
denigrazioni ed ai preconcetti di cui da sempre è oggetto soprattutto
sotto il profilo dell'impiego, dall'altra resta identificativa di grandi
doti e di grandi passioni che questo cane ha sempre, rispettivamente,
dimostrato di avere e agitato attorno a sé.
Da sempre, ovunque forse salvo nel Paese d'origine, il setter irlandese
ha sempre riscosso ammirazione per il colore del mantello, l'eleganza
e altri aspetti morfologici ed è sempre stato considerato più
o meno un buono a nulla sotto il profilo venatorio: in parte ciò
poteva avere anche un riscontro nella realtà numerica, dal momento
che moltissimi erano i rossi allevati esclusivamente per la bellezza e
pochissimi erano gli allevatori che si dedicavano alla produzione di cani
utilizzabili nel lavoro.
Va da sé che, in queste condizioni, era anche demoralizzante per
un pur appassionato allevatore cercare di operare una selezione sull'impiego,
vista la carenza del materiale ( che brutta parola ! ) che si poteva trovare.
La fortuna della razza è stata, negli anni, che ogni tanto è
nato - in tutti i Paesi - un superappassionato che è riuscito a
ricostituire ciò che una dissennata visione zootecnica aveva quasi
cancellato: è su questo che la razza ha trovato l'appoggio per
non perdersi del tutto e per ritrovare, periodicamente, il senso stesso
della sua esistenza: occorre anche riflettere sul tasso dei valori venatici
che dotano questa razza che è sempre riuscita a recuperare, nonostante
tutto, il teatro dei campi e della caccia.
Certo ne ha risentito, soprattutto nei tempi passati, l'aspetto morfologico
poiché i cani "recuperati" alla loro funzione erano,
specie nei primi anni di resurrezione, francamente bruttocci.
Dicevo della storia italiana dell'irish red setter: dopo la seconda guerra
mondiale e dopo cioè il ritiro dalla scena di Giovanni Muratori
e dei suoi "della Balzana", abbiamo avuto qualche appassionato
allevatore, come i titolari degli affissi "del Savio" e "di
Valmontone", che precedettero le due più importanti figure
di Renzo Guidotti ( "dei Diavoli Rossi" ) e di Sergio Barbolini
( "delle Fiamme di San Vito" ), pisano il primo e modenese il
secondo, scomparso il primo e ancora attivo Barbolini.
Guidotti fece tutta una serie di bellissimi cani, così belli da
essere ancora oggi forse imbattibili, e si fece trascinare nel campo del
lavoro dal grande pointerman Luis Zavattero che gli fece acquistare Fermanagh
Street Rua, ottima cagna già campione in Irlanda, che tuttavia
non lasciò grande traccia in Italia.
La passione portò "il Dottore", così tutti chiamavano
Guidotti, ad altre importazioni che dettero buoni risultati, in parte
anche dovuti alla passione con cui i Diavoli Rossi erano addestrati da
Valgo Ghignola.
E sono questi i tempi di Bethiar, Lapo, Willy, Weber, ecc.
Barbolini è stato più "autarchico" utilizzando
il meglio che poteva trovare nel nostro Paese, rincorrendo anche quel
po' di "della Balzana" ancora in circolazione: ne uscirono bei
cani, in taglia e di buon colore, sempre con buoni istinti venatori, solidi
e ben costruiti.
Non va certo dimenticato Ciro Fatini, affisso "Selectus", che
operò anche serie importazioni e che fu forse compromesso nella
sua azione di allevatore da un carattere particolarmente schivo che non
lo portò a misurarsi e a dialogare con altri.
Ma, nel frattempo, era nato l'astro irlandese, quel John Nash che senza
ombra - almeno a mio giudizio - di dubbio gratificò ogni paese
europeo del suo sangue provocando una vera rinascita della razza.
Era Nash un uomo particolare, dotato di grande sensibilità nello
scegliere gli accoppiamenti, ottimo preparatore e conduttore dei suoi
cani, stimato Giudice che, giovanissimo, fu invitato a giudicare anche
in Italia, a Borgo d'Ale e a Bolgheri che erano allora i templi della
grande cinofilia. In Italia il primo che importò Rossi recanti
l'affisso "Moanruad", quello appunto di Nash, fu - escludendo
Fatini e i suoi Moanruad Kay e Jackpot, - Antonio Mazzuca che prese Mal,
che divenne campione riproduttore per i motivi che il titolo illustra.
Poco tempo dopo acquistai una serie di cani come O' Moy, Sea Breeze, Keen
Rose, Steve, Gin, Relko ed altri ancora: O' Moy divenne camp. rip., la
Sea Breeze era già Derby Winner in Irlanda, la Gin era Ft Ch..
Tra tutti questi cani O' Moy risultò ottimo, morendo alle soglie
del campionato sia di lavoro che di bellezza e generando ottimi cani,
dalla Breeze viene Camp. di L. C.R. Mali' e buoni riproduttori risultarono
anche Steve e Relko.
L'ing. Del Zotto prese un cane e Marescalchi, all. "Burabo'",
fece qualche ottima cucciolata utilizzando cani importati.
Come dicevo all'inizio, come per magia tutti gli allevatori europei, o
comunque molti, andarono a prender cani a Oola, da John Nash: dalla Francia
partì Claudine Poillong, "de La Radazerie", Pascal Bouée,
"de La Chaume Rigault", e Jean Hostin, "de Long Becs"
.
Andarono in quella Contea di Limerick il tedesco Andreas Jockwig, "von
Royal", l'olandese J. Karsten, gli svedesi, i norvegesi che presero
tutti i cani di Nash quando questi morì ( Billy e Quiver, per esempio
), i danesi e gli svizzeri.
Da noi due Allevatori continuarono la loro strada senza prendere la via
dell'Isola verde: furono F. Balducci, "di Sovigliana", che usò
pochissimo questo sangue, e Giovanni Paradisi che proprio lo ignorò:
va ad essi riconosciuto che fecero egualmente alcuni buoni cani come Raf
di Sovigliana, che vinse il 2° Campionato d'Europa di razza, o Argo
e Bill di Giovanni; resta il fatto che l'irish setter fu riportato ai
suoi proprii valori da John Nash e dai suoi Moanruad e che il merito di
chi acquistò da lui fu soprattutto quello, iniziale, di saper non
sciupare il sangue irlandese.
Qual'era la caratteristica di questi cani che vennero dall'Irlanda?
Quella di essere forsennatamente appassionati, pieni di istinti venatori,
dotati di grandissimo fondo e anche di grande intelligenza: poi, salvo
rari casi, erano anche piuttosto piccoli, non di rado bruttini e qualche
volta anche con residui di prognatismo.
Sì, ma in confronto a molti altri...erano delle belve di tonicità
e di istinto.
Su questi cani, e con sempre prudentissimi allargamenti, abbiamo lavorato
in molti, sono usciti moltissimi dei campioni di lavoro e ancora oggi
i cani italiani che corrono sul terreno spessissimo recano questa genealogia.
Il merito è anche a chi, come per esempio Giuseppe Cocozza, "Gimac",
o Mario Auletta, "della Siglia", è arrivato un minuto
dopo ( beati loro!! ) ma ha percorso il medesimo tracciato, con la stessa
passione, facendo nascere i vari campioni Eric, Nick o Dumbo.
Con un minimo di orgoglio occorre anche dire che gli irlandesi italiani
- dico quelli che troviamo sui campi delle prove - sono ottimi anche sotto
il profilo morfologico e ciò è stato riconosciuto anche
da valenti Giudici di altri paesi come, ad esempio, Brigitte de Lavallaz
ed altri.
Forse l'ho già raccontato in un'altra occasione, ma mi piace ripetere
quanto ho visto e "sentito" quest'anno quando, in Tollara, si
svolgeva l'ultima selezione per il Campionato d'Europa,
Accompagnavo, grazie alla sua gentilezza, il selezionatore Francesco Balducci,
che è mio amico ma con il quale non ci risparmiamo certo piccoli
appunti.
Francesco rivedeva gli ultimi sette o otto cani per decidere, alla fine,
la Squadra: tutti erano cani solidi, potenti, partivano sempre come schegge
aprendo poi come si deve, prendendo punti, consentendo all'occorrenza
e rispettando le non poche lepri ( Balducci ci aveva portati lì
apposta! ).
Ci siamo guardati un attimo senza parlare ma ciò che ci siamo "detto",
sono assolutamente sicuro, era "beh, ci siamo tanto rotti le scatole
però ne valeva la pena...guarda: cani seri, efficienti, preparati
e sicuri. E anche dei più che discreti irlandesi".
Insomma l'atmosfera era di partecipe compiacimento alla vista di quei
cani, davvero di ottima qualità.
Di proposito non ho parlato di casi particolari o di cani ancora sulla
scena: volevo soltanto raccontare come, ad onta di chi non vuol riconoscere,
forse neppure oggi, la validità sul terreno dei setter irlandesi,
esistano non pochi ottimi irish capaci di vincere una prova libera molte
volte in un anno.
E che, ovviamente, molti di più sono i cani che aiutano il loro
padrone nella pratica venatoria della domenica, e lo fanno con altrettanta
dignità ed efficienza.
Insomma, sono assolutamente convinto che fino a che l'irlandese apparterà
al 7° gruppo dovrà giustificare, come qualunque altra razza
nelle medesime condizioni, la sua presenza in quella classificazione con
la capacità constatabile di assolvere alla sua funzione. Senza
eccezioni.
Certo, ci sarà sempre il cane buono e quello ottimo, il campione
ed il brocco, ma questa è cosa che riguarda l'individuo e non la
razza di appartenenza.
Ovviamente: ma senza che ciò possa modificare l'assunto precedente.
Stefano Vitale Brovarone
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