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I Nostri Cani: settembre 2002

 

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Protagonisti e selezionatori di una razza meravigliosa

VENT'ANNI DI IRLANDESI

Da Renzo Guidotti con i suoi "Diavoli Rossi" a Sergio Barbolini e tanti altri

Penso che i vent'anni oggetto di questo intervento possano ritenersi - giusti i risultati conseguiti, la loro frequenza e costanza - assai importanti nella storia di questa affascinante razza nel nostro Paese.
Ma ritengo che ciò che è accaduto in Italia sia anche paragonabile a quanto successo nelle altre contrade europee: d'altra parte, si potrebbe dire da sempre, la storia di questo cane è stata vissuta dappertutto con straordinarie analogie che, se da una parte parrebbero dar corpo alle denigrazioni ed ai preconcetti di cui da sempre è oggetto soprattutto sotto il profilo dell'impiego, dall'altra resta identificativa di grandi doti e di grandi passioni che questo cane ha sempre, rispettivamente, dimostrato di avere e agitato attorno a sé.
Da sempre, ovunque forse salvo nel Paese d'origine, il setter irlandese ha sempre riscosso ammirazione per il colore del mantello, l'eleganza e altri aspetti morfologici ed è sempre stato considerato più o meno un buono a nulla sotto il profilo venatorio: in parte ciò poteva avere anche un riscontro nella realtà numerica, dal momento che moltissimi erano i rossi allevati esclusivamente per la bellezza e pochissimi erano gli allevatori che si dedicavano alla produzione di cani utilizzabili nel lavoro.
Va da sé che, in queste condizioni, era anche demoralizzante per un pur appassionato allevatore cercare di operare una selezione sull'impiego, vista la carenza del materiale ( che brutta parola ! ) che si poteva trovare.
La fortuna della razza è stata, negli anni, che ogni tanto è nato - in tutti i Paesi - un superappassionato che è riuscito a ricostituire ciò che una dissennata visione zootecnica aveva quasi cancellato: è su questo che la razza ha trovato l'appoggio per non perdersi del tutto e per ritrovare, periodicamente, il senso stesso della sua esistenza: occorre anche riflettere sul tasso dei valori venatici che dotano questa razza che è sempre riuscita a recuperare, nonostante tutto, il teatro dei campi e della caccia.
Certo ne ha risentito, soprattutto nei tempi passati, l'aspetto morfologico poiché i cani "recuperati" alla loro funzione erano, specie nei primi anni di resurrezione, francamente bruttocci.
Dicevo della storia italiana dell'irish red setter: dopo la seconda guerra mondiale e dopo cioè il ritiro dalla scena di Giovanni Muratori e dei suoi "della Balzana", abbiamo avuto qualche appassionato allevatore, come i titolari degli affissi "del Savio" e "di Valmontone", che precedettero le due più importanti figure di Renzo Guidotti ( "dei Diavoli Rossi" ) e di Sergio Barbolini ( "delle Fiamme di San Vito" ), pisano il primo e modenese il secondo, scomparso il primo e ancora attivo Barbolini.
Guidotti fece tutta una serie di bellissimi cani, così belli da essere ancora oggi forse imbattibili, e si fece trascinare nel campo del lavoro dal grande pointerman Luis Zavattero che gli fece acquistare Fermanagh Street Rua, ottima cagna già campione in Irlanda, che tuttavia non lasciò grande traccia in Italia.
La passione portò "il Dottore", così tutti chiamavano Guidotti, ad altre importazioni che dettero buoni risultati, in parte anche dovuti alla passione con cui i Diavoli Rossi erano addestrati da Valgo Ghignola.
E sono questi i tempi di Bethiar, Lapo, Willy, Weber, ecc.
Barbolini è stato più "autarchico" utilizzando il meglio che poteva trovare nel nostro Paese, rincorrendo anche quel po' di "della Balzana" ancora in circolazione: ne uscirono bei cani, in taglia e di buon colore, sempre con buoni istinti venatori, solidi e ben costruiti.
Non va certo dimenticato Ciro Fatini, affisso "Selectus", che operò anche serie importazioni e che fu forse compromesso nella sua azione di allevatore da un carattere particolarmente schivo che non lo portò a misurarsi e a dialogare con altri.
Ma, nel frattempo, era nato l'astro irlandese, quel John Nash che senza ombra - almeno a mio giudizio - di dubbio gratificò ogni paese europeo del suo sangue provocando una vera rinascita della razza.
Era Nash un uomo particolare, dotato di grande sensibilità nello scegliere gli accoppiamenti, ottimo preparatore e conduttore dei suoi cani, stimato Giudice che, giovanissimo, fu invitato a giudicare anche in Italia, a Borgo d'Ale e a Bolgheri che erano allora i templi della grande cinofilia. In Italia il primo che importò Rossi recanti l'affisso "Moanruad", quello appunto di Nash, fu - escludendo Fatini e i suoi Moanruad Kay e Jackpot, - Antonio Mazzuca che prese Mal, che divenne campione riproduttore per i motivi che il titolo illustra.
Poco tempo dopo acquistai una serie di cani come O' Moy, Sea Breeze, Keen Rose, Steve, Gin, Relko ed altri ancora: O' Moy divenne camp. rip., la Sea Breeze era già Derby Winner in Irlanda, la Gin era Ft Ch..
Tra tutti questi cani O' Moy risultò ottimo, morendo alle soglie del campionato sia di lavoro che di bellezza e generando ottimi cani, dalla Breeze viene Camp. di L. C.R. Mali' e buoni riproduttori risultarono anche Steve e Relko.
L'ing. Del Zotto prese un cane e Marescalchi, all. "Burabo'", fece qualche ottima cucciolata utilizzando cani importati.
Come dicevo all'inizio, come per magia tutti gli allevatori europei, o comunque molti, andarono a prender cani a Oola, da John Nash: dalla Francia partì Claudine Poillong, "de La Radazerie", Pascal Bouée, "de La Chaume Rigault", e Jean Hostin, "de Long Becs" .
Andarono in quella Contea di Limerick il tedesco Andreas Jockwig, "von Royal", l'olandese J. Karsten, gli svedesi, i norvegesi che presero tutti i cani di Nash quando questi morì ( Billy e Quiver, per esempio ), i danesi e gli svizzeri.
Da noi due Allevatori continuarono la loro strada senza prendere la via dell'Isola verde: furono F. Balducci, "di Sovigliana", che usò pochissimo questo sangue, e Giovanni Paradisi che proprio lo ignorò: va ad essi riconosciuto che fecero egualmente alcuni buoni cani come Raf di Sovigliana, che vinse il 2° Campionato d'Europa di razza, o Argo e Bill di Giovanni; resta il fatto che l'irish setter fu riportato ai suoi proprii valori da John Nash e dai suoi Moanruad e che il merito di chi acquistò da lui fu soprattutto quello, iniziale, di saper non sciupare il sangue irlandese.
Qual'era la caratteristica di questi cani che vennero dall'Irlanda?
Quella di essere forsennatamente appassionati, pieni di istinti venatori, dotati di grandissimo fondo e anche di grande intelligenza: poi, salvo rari casi, erano anche piuttosto piccoli, non di rado bruttini e qualche volta anche con residui di prognatismo.
Sì, ma in confronto a molti altri...erano delle belve di tonicità e di istinto.
Su questi cani, e con sempre prudentissimi allargamenti, abbiamo lavorato in molti, sono usciti moltissimi dei campioni di lavoro e ancora oggi i cani italiani che corrono sul terreno spessissimo recano questa genealogia.
Il merito è anche a chi, come per esempio Giuseppe Cocozza, "Gimac", o Mario Auletta, "della Siglia", è arrivato un minuto dopo ( beati loro!! ) ma ha percorso il medesimo tracciato, con la stessa passione, facendo nascere i vari campioni Eric, Nick o Dumbo.
Con un minimo di orgoglio occorre anche dire che gli irlandesi italiani - dico quelli che troviamo sui campi delle prove - sono ottimi anche sotto il profilo morfologico e ciò è stato riconosciuto anche da valenti Giudici di altri paesi come, ad esempio, Brigitte de Lavallaz ed altri.
Forse l'ho già raccontato in un'altra occasione, ma mi piace ripetere quanto ho visto e "sentito" quest'anno quando, in Tollara, si svolgeva l'ultima selezione per il Campionato d'Europa,
Accompagnavo, grazie alla sua gentilezza, il selezionatore Francesco Balducci, che è mio amico ma con il quale non ci risparmiamo certo piccoli appunti.
Francesco rivedeva gli ultimi sette o otto cani per decidere, alla fine, la Squadra: tutti erano cani solidi, potenti, partivano sempre come schegge aprendo poi come si deve, prendendo punti, consentendo all'occorrenza e rispettando le non poche lepri ( Balducci ci aveva portati lì apposta! ).
Ci siamo guardati un attimo senza parlare ma ciò che ci siamo "detto", sono assolutamente sicuro, era "beh, ci siamo tanto rotti le scatole però ne valeva la pena...guarda: cani seri, efficienti, preparati e sicuri. E anche dei più che discreti irlandesi".
Insomma l'atmosfera era di partecipe compiacimento alla vista di quei cani, davvero di ottima qualità.
Di proposito non ho parlato di casi particolari o di cani ancora sulla scena: volevo soltanto raccontare come, ad onta di chi non vuol riconoscere, forse neppure oggi, la validità sul terreno dei setter irlandesi, esistano non pochi ottimi irish capaci di vincere una prova libera molte volte in un anno.
E che, ovviamente, molti di più sono i cani che aiutano il loro padrone nella pratica venatoria della domenica, e lo fanno con altrettanta dignità ed efficienza.
Insomma, sono assolutamente convinto che fino a che l'irlandese apparterà al 7° gruppo dovrà giustificare, come qualunque altra razza nelle medesime condizioni, la sua presenza in quella classificazione con la capacità constatabile di assolvere alla sua funzione. Senza eccezioni.
Certo, ci sarà sempre il cane buono e quello ottimo, il campione ed il brocco, ma questa è cosa che riguarda l'individuo e non la razza di appartenenza.
Ovviamente: ma senza che ciò possa modificare l'assunto precedente.

Stefano Vitale Brovarone