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Le molti doti del pastore maremmano abruzzese
DAI PASCOLI ALLA CASA RESTA UN LEADER
Guardiano attento, fedele, incorruttibile, conserva
sempre la sua individualità
Per capire la particolarità del carattere del pastore maremmano
abruzzese e la sua diversità rispetto alla maggior parte delle
altre razze canine è necessario conoscere la sua origine e comprendere
l'indirizzo selettivo a cui è stato sottoposto nel corso dei secoli.
Il cane da pastore maremmano-abruzzese ha origini comuni alla maggior
parte delle razze canine selezionate per la difesa del gregge e diffuse
in tutte le aree d'Europa dove veniva praticata la pastorizia: il Kuvasz
in Ungheria, lo Charplaninatz nella ex Yugoslavia, il Tatra in Polonia,
il Montagna dei Pirenei in Francia. Queste razze dalle origini comuni
sono simili nella morfologia, nel carattere e nel comportamento; alcune
di queste, però, non svolgono il ruolo di difensori del gregge
da molto tempo a causa della scomparsa del lupo nei territori di insediamento.
Il pastore maremmano-abruzzese, invece, ha esercitato con continuità
questa funzione, perché il lupo non è mai scomparso dall'Appennino
centrale italiano, quello Abruzzese in particolare, ed ha per questo,
più delle altre razze, conservato carattere, attitudine e comportamento
tipici del cane difensore del gregge.
Il cane da guardia del gregge deve possedere delle qualità "morali"
molto particolari che sono state pazientemente selezionate nel corso dei
secoli e sono scritte nel suo codice genetico. Esse sono quindi innate
e si sviluppano spontaneamente durante la crescita, il pastore maremmano
abruzzese, se inserito correttamente e nella giusta età nel gregge,
è pertanto in grado di svolgere istintivamente il suo compito di
guardiano. L'intervento dell'uomo deve limitarsi all'insegnamento di pochi
comandi di base necessari a controllarne l'aggressività e ad affermare
la dominanza sull'animale, sempre però nel rispetto della sua autonomia
e della sua indipendenza.
Il cane da difesa del gregge deve essere totalmente privo di istinto predatorio
nei confronti delle pecore che non deve mai aggredire, ma neppure molestare
con il gioco. Il cane nato e cresciuto in mezzo alle pecore arriva a stabilire
con esse un legame molto profondo che lo porta a preferire la loro compagnia
a quella dell'uomo dal quale non dipenderà mai in maniera esclusiva
Il buon cane guardiano del gregge, pertanto, non abbandona mai le pecore
e le protegge, con grande coraggio, contro ogni pericolo, arrivando persino,
per difenderle, ad affrontare il lupo che ingenera un naturale terrore
nel cane domestico.
Il cane resta spesso da solo al pascolo con gli ovini e quindi, in caso
di bisogno, può fare affidamento soltanto su sé stesso non
potendo contare sulla presenza e l'aiuto dell'uomo dal quale deve perciò
conservare una notevole indipendenza ed autonomia. Il cane, per non commettere
errori e per evitare rischi, deve essere necessariamente diffidente verso
tutto quello che lo circonda, deve possedere una grande capacità
di iniziativa che lo porta a "ragionare" e a prendere decisioni
dalle quali spesso dipende la salvezza del gregge. Un cane con queste
caratteristiche ed al quale sono affidate tali responsabilità deve
per forza essere un cane "duro", di forte carattere, indipendente,
fiero, completamente assorbito nel ruolo per il quale è nato e
dal quale per nessun motivo può farsi distogliere. Il cane è
per il pastore un ausiliare, un compagno di lavoro con cui condivide una
vita molto dura e disagiata. Il rapporto che il pastore ha con il cane
è fondamentalmente di tipo utilitaristico, leale, ma duro, totalmente
scevro da quelle affettuosità ed attenzioni che caratterizzano
il rapporto con il cane nella società contemporanea. Le caratteristiche
caratteriali e comportamentali del cane che lavora con le pecore e le
modalità del suo rapporto con l'uomo le ritroviamo nei nostri cani
anche quando, lasciata la vita del gregge, si sono trasferiti nelle nostre
città e nelle nostre case. Il pastore maremmano abruzzese ha conservato
la sua autonomia ed indipendenza ed il modo di trattare l'uomo senza servilismo,
quasi alla pari. Ha mantenuto la sua naturale diffidenza verso gli estranei
e quella vena di selvatico che lo fa così diverso dalle altre razze
canine. Un cane "urbanizzato" che come il suo collega "pecoraio"
non ha un assoluto bisogno dell'uomo, non cerca di continuo la sua approvazione
e la carezza della sua mano. Un cane che rispetta l'uomo ma che da esso
esige rispetto.
Se si pretende che il pastore maremmano abruzzese stravolga la sua natura
e diventi un affettuoso giocherellone pronto a soddisfare qualsiasi ordine
del padrone è meglio rivolgersi ad un'altra razza, perché
non si riuscirà mai ad avere un buon rapporto con lui, anzi, molto
probabilmente, si arriverà ad un aperto conflitto. Un cane di natura
indipendente ed autonoma non accetterà mai imposizioni continue
e non sarà mai passivamente ed incondizionatamente ubbidiente.
Con il pastore maremmano abruzzese è necessario stabilire un patto:
imporgli alcune ed essenziali regole, ma garantirgli, allo stesso tempo,
spazi di indipendenza e di autonomia. Il pastore maremmano abruzzese per
la particolarità del suo carattere, forgiatosi in un ambiente molto
duro e difficile e per l'impegnativa funzione che ha svolto da millenni
è un cane di forte personalità e di notevole tempra. Nella
pastorizia svolge vita da branco, dove spesso si lotta per il cibo e per
gli accoppiamenti, dove vige una ferrea gerarchia e dove spesso il capobranco
è messo in discussione dai cani più giovani. Per questo
motivo il pastore maremmano abruzzese ha un carattere tendenzialmente
dominante e necessita di un rapporto gerarchico chiaro. Soprattutto il
maschio va gestito con un minimo di autorevolezza; fin da cucciolo gli
si devono dare delle regole certe e stabilire una corretta dominanza su
di lui, sempre però nel rispetto della sua indole e delle sue esigenze.
Il pastore maremmano abruzzese, essendo un cane molto intelligente, capisce
subito se chi ha di fronte ha l'autorevolezza necessaria per diventare
il "suo" padrone al quale sarà legato per la vita da
un affetto profondo ed incrollabile e da una ubbidienza non servile, ma
assoluta. Alcune errate convinzioni che portano a considerare il pastore
maremmano abruzzese come un cane difficilmente gestibile sono in genere
frutto di esperienze di persone che, non avendo la necessaria conoscenza
della razza e delle particolarità del carattere del pastore maremmano
abruzzese, non sono riuscite a costruire un corretto rapporto con il cane
e a stabilire la necessaria dominanza su di lui. Le difficoltà
di rapporto sono di frequente favorite anche dall'ambiente in cui il cane
viene fatto vivere, spesso sacrificato in spazi troppo limitati non idonei
ad un cane selezionato per vivere in libertà in ambienti aperti
e molto grandi.
Il pastore maremmano abruzzese è un cane dotato di grande equilibrio
caratteriale, perché questa è una condizione indispensabile
per svolgere correttamente il suo ruolo di difensore del gregge. Il cane,
come detto, è spesso lasciato da solo con le pecore ed in queste
condizioni non deve certamente avventarsi contro chiunque passi nelle
vicinanze del gregge. La sua aggressività è infatti bilanciata
da un grande equilibrio che gli fa interrompere l'azione di difesa quando
cessa il pericolo per le pecore. La sua azione è pertanto di avvertimento
e di dissuasione e si esaurisce nel momento in cui il cane capisce che
il gregge non corre più alcun pericolo.
Il rischio di essere aggrediti lo si ha solamente se si arriva a distanza
brevissima dal gregge o addirittura in mezzo alle pecore, ma in questo
caso la responsabilità è dell'uomo e non del cane.
Anche il comportamento del pastore maremmano abruzzese "urbanizzato"
riflette questo suo carattere notevolmente equilibrato e per questa sua
dote è conosciuto ed apprezzato dagli estimatori della razza. La
sua azione anche nella vita di città è quasi nella totalità
dei casi di deterrenza ed il suo grande equilibrio lo porta a non aggredire
mai immotivatamente. Il cane, infatti, non arriva mai, se non in condizioni
estreme, alle vie di fatto, ma generalmente si limita a scoraggiare, con
il suo atteggiamento aggressivo, l'eventuale intruso, bloccando immediatamente
la propria aggressività al cessare della minaccia. Il pastore maremmano
abruzzese anche nella guardia della casa o di un determinato territorio
svolge istintivamente il suo dovere, non ha perciò bisogno di un
particolare addestramento, ma deve essere solamente allevato correttamente.
La vigilanza del territorio, seppur discreta, è costante e nulla
lo può distogliere da questo compito, né offerte di cibo,
né minacce, né altro. Il suo atteggiamento nella vita famigliare
e nella guardia della casa è pacato e tranquillo poiché
riflette quello della vita con il gregge. Un cane nevrile ed esuberante,
infatti, non sarebbe certamente idoneo a vivere con le pecore perché
le spaventerebbe. Il pastore maremmano abruzzese sa riconoscere il vero
pericolo e perciò non abbaia mai nevroticamente per il più
piccolo rumore; solamente in caso di vera necessità è pronto
alla lotta nella quale è fortissimo essendo stato selezionato per
essere una vera e propria macchina da combattimento.
Questo è il pastore maremmano abruzzese: un cane antico, che ha
conservato intatta la sua natura originaria, che non ha subito particolari
modificazioni durante i secoli, poiché la sua selezione è
stata curata, fino a pochi decenni orsono, esclusivamente dai pastori,
i quali hanno sempre salvaguardato e valorizzato le sue attitudini funzionali,
senza però sottovalutare quelle caratteristiche morfologiche legate
alla funzione di protezione che il cane doveva svolgere; grande taglia,
forte conformazione, pelo lungo, folto e bianco, ecc.. Il pastore maremmano
abruzzese è un cane al quale ci si può avvicinare soltanto
dopo averlo capito e dopo che si è riusciti ad apprezzarne la "diversità".
Un cane forse un po' estraneo al nostro mondo civilizzato, poco conciliabile
con le esigenze e le regole della civiltà moderna. Alcuni vorrebbero
renderlo diverso, ammorbidirne il carattere per adeguarlo ai bisogni della
nostra epoca dove al cane si chiede spesso un ruolo diverso da quello
per cui è nato.
In questo modo, però, si perderebbe la vera natura della razza;
rimarrebbe soltanto un bello, grande e peloso cagnone bianco, banale imitazione
di quello vero che ha condiviso e condivide la solitudine e la durezza
della vita della gente delle nostre montagne e che noi abbiamo il dovere
di proteggere e di conservare nella sua originale integrità.
Sandro Allemand
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