La compagnia di un cane
E? preziosa per la salute psicologica di tutti
Il cane moderno fa parte di una "famiglia allargata". A sostegno di
questa tesi ci sono le cifre dell'indotto commerciale che ruota intorno ai cani.
Tra crocchette, scatolette, spazzole, guinzagli, cappottini e cure mediche, vengono
snocciolati dati da capogiro, in costante aumento da un anno con l'altro, anche
nel nostro Paese. Tuttavia, a fronte di questa immagine consumistica e trendy,
rimane pur sempre il triste record dell'abbandono, che ci fa apparire più
che un Paese sottosviluppato dal punto di vista cultural-cinofilo, un Paese di
gente superficiale (almeno in parte), che acquista o si porta in casa un cane
per poi mollarlo in strada al primo inconveniente. Se è pur vero che durante
l'estate si raggiungono picchi di vergogna, con migliaia di cani abbandonati ovunque
capiti, non bisogna dimenticare che durante il resto dell'anno è un continuo
stillicidio, tanto che i ricoveri scoppiano e le riprese televisive ci raccontano,
con drammatica quotidianità, di situazioni spaventose nelle quali versano
centinaia di cani rinchiusi nei canili municipali.
Ci sono decine di volontari che prestano un'opera insostituibile e preziosa ma,
nel complesso, pare una goccia nel mare dell'ignoranza, della cattiveria e del
cinismo profittatore di troppa gente che specula anche sulla pelle dei randagi.
Va da sé che il super affollamento dei canili è la diretta conseguenza
di un abbandono, e che il fenomeno non sembra subire la benché minima flessione:
come a dire che le cause non sono mai state né indagate né, tanto
meno, affrontate in maniera adeguata. In questo contesto si potrebbero individuare
almeno tre cause principali; la prima legata alla motivazione della scelta: perché
si porta in casa un cane? La seconda: ci sono le condizioni per potergli offrire
una vita dignitosa? Ed infine: perché lo si abbandona?
Possono essere differenti le motivazioni che sollecitano la scelta di acquistare
o adottare un cane: per fare la guardia; per compagnia; perché è
di moda; per compassione; per fare dello sport e quant'altro. Ma, qualunque sia
l'origine della scelta, la prima causa ci rimanda direttamente alla seconda, che
cerca di indagare sui fattori essenziali che possano garantire al cane una vita
soddisfacente.
Per esempio, sulla disponibilità di tempo da potergli dedicare. E' un'idea
ormai obsoleta pensare che un cane sia felice per il solo fatto che possa disporre
di un giardino tutto per sé: ci sono dei cani che vivono in appartamento
e che sono felici perché possono godere della compagnia del loro padrone
e, al contrario, dei cani che vivono in giardino e non sanno nemmeno cosa sia
una carezza: tutto dipende dallo stile di vita. Prendersi cura di un cane significa
soprattutto dedicargli del tempo.
Per la sua educazione, che dovrebbe incominciare già dal primo giorno in
cui entra in casa. Perché l'organizzazione della giornata è importante:
gli orari per il cibo; per le passeggiate; per il gioco; per il sonno. Così
come mettere in atto un comportamento coerente: ciò che è consentito
fare oggi, lo sarà anche domani. E' inutile e dannoso permettere al cucciolo
di disporre in tutta libertà dell'ambiente che lo circonda poiché
il suo istinto lo porterebbe a curiosare dappertutto, ed il metodo comprende anche
il rosicchiare tutto ciò che è alla sua portata; così come
soddisfare i bisogni fisiologici in ogni dove, preferibilmente sui tappeti. Oltretutto,
cercare di porre rimedio alle cattive abitudini non sarà impresa da poco.
Molte volte il sistema usato è quello di rinchiuderlo sul balcone, tanto
per vedere se si dà una regolata. Il risultato che ne deriva è,
in genere, disastroso poiché, d'ora in poi, lo considererà un luogo
ostile, prenderà ad abbaiare senza sosta o gratterà ostinatamente
contro la porta per poter rientrare in casa. L'uso del balcone diventa redditizio
solo se la sua conoscenza non sarà stata traumatica: per esempio, lasciare
la porta aperta e consentirgli di andare e venire in tutta libertà; oppure
restare con lui a giocare o fargli compagnia mentre mangia. L'uso di una "gattaiola"
potrebbe risolvere il problema, sempre che il balcone sia sufficientemente ampio.
La questione della mole è un altro fattore da tenere in seria considerazione,
poiché i cani di taglia medio alta e gigante hanno bisogno di un esercizio
fisico quotidiano affinché le articolazioni e la muscolatura si sviluppino
in maniera corretta. Senza contare che un cane di grande mole ha bisogno di spazi
anche all'interno della casa, senza che ogni sua mossa metta a rischio le suppellettili.
L'attaccamento al padrone accomuna, invece, tutti i cani. Dal piccolo chihuahua
al grande alano, tutti i cani pretendono attenzioni e affetto in eguale misura,
e a nessuno di loro piace restare per lunghe ore da soli: sia in casa che in giardino.
L'ansia da separazione è uno dei malesseri psicologici che i veterinari
si ritrovano a dover curare sempre più spesso.
E' assurdo pensare di lasciare un cane solo per otto ore al giorno poiché
si sentirà abbandonato e, nel migliore dei casi, dovrà trovare la
maniera per far passare il tempo: abbaiando o rosicchiando, sino ai casi estremi
in cui appaiono chiari segni di autolesionismo: leccamenti ostinati ai metacarpi,
alle cosce e quant'altro. In questo caso sarebbe meglio rinunciare e aspettare
tempi più adeguati per poter godere in santa pace della compagnia di un
cane. Un cane malgestito diventa un problema che troppe volte viene risolto con
il sistema più incivile e indegno: quello dell'abbandono.
Chi abbandona un cane crede, in perfetta malafede, di risolvere un problema. Il
fatto di non sapere che fine farà, permette a certa gente di lavarsi la
coscienza. Anche se le motivazioni possono essere diverse (si abbandona un cane
perché semplicemente non serve più, perché abbaia troppo,
perché si cambia casa, perché si va in vacanza, perché è
cresciuto troppo, perché è stupido e non sa ubbidire, perché
ringhia o perché al contrario, non è capace nemmeno di fare la guardia,
perché perde il pelo, perché non ha mai imparato a fare i suoi bisogni
fuori casa, perché quando gioca fa cadere i bambini, perché mangia
troppo e costa da mantenere, ecc.) la sostanza non cambia: si manda il cane incontro
ad una sorte orribile.
Può morire investito, causando anche gravi incidenti; può morire
di fame e di stenti; può trovare rifugio nei boschi degli Appennini, dove
lo aspetta una vita drammatica alla continua ricerca di cibo, privo di qualsiasi
riferimento sociale dentro cui poggiava la sua esistenza; può finire in
un canile e rimanerci per il resto dei suoi giorni.
E' infinitesimale la parte di cani che vengono adottati rispetto a quelli che
vengono abbandonati. Recentemente ho avuto occasione di parlare con una signora
finlandese che da qualche tempo vive in Italia. Mi ha raccontato che in Finlandia
il problema del randagismo non esiste, non perché i cittadini finlandesi
siano più o meno bravi di quelli italiani. Semplicemente, è talmente
severa la pena inflitta dalla legge per questo tipo di reato che è sconsigliato
provarci. Forse nel nostro Paese manca proprio questo: la certezza della pena.
Eppure già nel '700 Cesare Beccarla insegnava
.
La compagnia di un cane è un elemento prezioso per il benessere psicologico
delle persone, soprattutto per bambini e anziani. Ma la gestione del rapporto
deve essere responsabile. Solo il frutto di un'azione intelligente e a lungo ponderata
consentirà di stabilire un equilibrio, all'interno della famiglia, che
rispetti le esigenze di entrambe le parti. Un cane ben educato crescerà
sereno e si abituerà ben presto al ritmo di vita famigliare, purché
gli venga consentita una vita dignitosa e soddisfacente.
I cani hanno l'abitudine di affezionarsi a noi in maniera incondizionata, cerchiamo
di ricambiare, almeno in parte.
Renata Fossati
www.fossatirenata.it