Cane da lavoro, esprime tutte le sue prerogative persino nel folto dei rovi
La
Gran Bretagna, una delle nazioni più sviluppate dal punto di vista cinofilo,
è la madre patria della selezione degli Spaniel e quindi l'origine della
razza Cocker.
Pare che gli Spaniel abbiano iniziato la loro attività lavorativa come
ausiliari in falconeria nel XVI secolo, adoperandosi a scovare e far levare
la selvaggina offrendola al falco, e ancora nella caccia con le reti. Con il
passare del tempo hanno quindi sviluppato ottime capacità olfattive di
cerca e, in base al lavoro richiesto, venivano impiegati Spaniel di diversa
costruzione e peso. Gli Spaniel di taglia più piccola venivano impiegati
con proficui risultati nella caccia alla beccaccia, che hanno dato origine al
Cocker, di cui il nome deriva dall'inglese woodcock, che significa appunto beccaccia.
Infatti il Cocker è un cane da caccia, come lo definisce l'ottavo gruppo,
e per la precisione è specializzato nella cerca, quindi uno scovatore
di selvaggina.
Frequentemente la razza viene considerata in maniera un po' riduttiva.
I non addetti ai lavori tendono a considerare l'operato del Cocker inglese abbastanza
limitata, anche al solo riporto.
Ritengo che una delle cause sia quella per la quale pochi hanno avuto la fortuna
di vederli lavorare.
Il Cocker inglese, quello vero, nell'espletare il suo compito principale, che
è quello di cercare la selvaggina, ha una capacità d'inventiva
impensabile; vedendolo lavorare, lo si apprezza ancor di più perché
s'impara a conoscerlo meglio.
E' emozionante vederlo lavorare nel folto dei rovi: la vitalità, la determinazione,
il coraggio di seguire la pista, sono proverbiali. Come lo è ancor di
più in prossimità dello scovo: l'accelerazione dell'andatura e
il movimento frenetico della coda ci preannunciano la fase conclusiva della
cerca con lo scovo del selvatico.
Soggetto versatile e utile su tutti i terreni, compresi i corsi d'acqua, perché
adora nuotare, il Cocker inglese è un cane generoso, sempre pronto a
collaborare e a condividere con gioiosità il riporto della preda abbattuta
con il suo capobranco.
L'importanza del carattere, fissato dalla selezione, ci consente di dire che
le prerogative caratteriali della razza derivano dal mantenimento delle qualità
sportive.
Il Cocker Spaniel inglese è nato e selezionato come cane da lavoro, e
per questo deve essere tutelato.
Constato, mio malgrado, che l'allevamento selettivo sui cosiddetti Cocker inglesi
da bellezza, e che modernamente vengono chiamati cani da "show", hanno
raggiunto una esasperazione morfologica appariscente, che si possono definire
di "peluche", in particolare modo per la quantità di pelo e
la lunghezza delle frange raggiunta, che garantiscono poca funzionalità
in termini operativi.
Per l'impegno troppo gravoso a mantenerli in ordine, ricorrendo a frequenti
e laboriose toelettature, vengono tosati, e mi chiedo semplicemente che senso
ha tutto ciò se poi questo pelo abbondante viene eliminato con la tosatrice.
Il pelo, di qualità setacea, non troppo abbondante e con frange moderate,
è un elemento tipico e trova fondamento nella funzionalità di
fornire una protezione del corpo durante l'attività lavorativa soprattutto
in quei posti probabili rifugio di selvatici, coperti di rovi e spine e per
il recupero dall'acqua.
Questo dovrebbe essere il suo abito come prescritto dallo standard, e non un
abito per ogni occasione.
Anche l'attitudine al riporto, geneticamente non è facilmente ben presente,
e quando si prepara il cane per esaltare quella dote necessaria a poter svolgere
il proprio lavoro, che è il riporto, spesso occorre dar fondo alle proprie
conoscenze e capacità, che solo l'abilità dell'esperto può
fare. Non è infrequente trovarci di fronte a dei soggetti che, per mancanza
di temperamento e tenuta degli insegnamenti impartitegli, occorre che vengano
ripresi più del necessario.
Tutto ciò non giova al miglioramento del patrimonio genetico della razza.
Sull'altro fronte, quello dei "Cocker da lavoro" morfologicamente
tipici, ma non appariscenti, pochi sono gli allevatori, gli estimatori della
razza, che con grande sacrificio garantiscono la selezione, mentre si continua
ad assistere alla presentazione sul terreno delle prove di lavoro di soggetti
che si possono definire dei semplici "cani da caccia" che morfologicamente
lasciano a desiderare.
Affascinante è, invece, poter apprezzare le doti del vero Cocker inglese:
docilità, temperamento, equilibrio, capacità d'apprendere, ubbidienza,
e non ultimo il desiderio di compiacere il proprio padrone, sono caratteri insigni
che lo contraddistinguono.
Prerogative che gli permettono di essere dei gioiosi Cocker, definizione ben
descritta in inglese con la parola "merry Cocker" cioè Cocker
felice.
Negli ultimi tempi un diverso impiego della razza c'è stata nella disciplina
dell'agility con buoni risultati, ma, nonostante ci sia un maggior interesse
verso il Cocker inglese, la richiesta maggiore è quella del cane da compagnia.
Ideale
come cane da famiglia, è un meraviglioso compagno di vita, dolce, affettuoso,
sempre allegro, disponibile ad assecondarci, e instancabile compagno di giochi
per i bambini.
E se il suo compito è proprio quello di farvi compagnia, non lasciatelo
sempre in ozio.
Le uscite giornaliere devono essere composte dalla possibilità di essere
al guinzaglio, ma anche senza di esso, in modo di correre liberamente. Se volete
vederlo felice, fatevi accompagnare in bicicletta al trotto, oppure al fianco
per chi ama correre a piedi.
Anche il nuoto, di cui ha passione innata: fategli eseguire i riporti con un
portello sia da terra che in acqua, adoperando la parola "porta".
Quest'esercizio tiene viva l'attitudine del riporto e, inconsciamente, assolve
ad uno dei più nobili compiti per cui la razza è stata selezionata.
E se durante una passeggiata in campagna il vostro Cocker, trovandosi libero
di scorazzare, sarà di ritorno con in bocca una gallina, non arrabbiatevi:
è vero che avrete il debito di saldare il conto al contadino, ma avrete
per sempre la certezza che sia un vero Cocker. E che certezza!
Un cane che ha conquistato davvero il mondo.
Stefano Scaglia