Filariosi, terribile malattia che spezza il cuore
La stagione calda porta con s? l'insidia dei parassiti ambientali, il cui sviluppo ? appunto favorito dall' aumento delle temperature e dall' umidit?. Nell'elenco dei parassiti che infestano gli animali domestici, le zanzare sono tra i pi? temibili. Tramite la loro puntura pu? infatti essere inoculata la filaria, agente della filariosi cardiopolmonare, uno dei principali pericoli per la salute dei cani nel nostro Paese. Il periodo pi? a rischio per la trasmissione della malattia viene considerato in Italia quello che va da maggio a novembre, allorch? si osservano temperature medie che consentono un completo sviluppo delle larve del parassita e la massima diffusione delle zanzare. Per prevenire questa temibile infestazione sono oggi disponibili numerose sostanze e diverse formulazioni farmaceutiche che garantiscono una completa efficacia e la massima sicurezza.
La filariosi cardiopolmonare è una patologia causata da un verme, la
Dirofilaria immitis, le cui larve vengono inoculate nel cane mediante
la puntura della zanzara. Questa malattia provoca danni irreparabili al cuore
ed ai polmoni del cane, distruggendone la struttura interna, fino a provocarne
la morte. Questa parassitosi fu segnalata per la prima volta nel 1626, allorché
un gentiluomo lombardo, Francesco Birago, descrisse la presenza di "vermi"
nel cuore di uno dei suoi levrieri. Da allora sono passati quasi quattrocento
anni, e, nonostante l'acquisizione di informazioni sempre più precise,
sia sulle caratteristiche biologiche di questo parassita, sia sui fattori in
grado di favorirne la diffusione, la lotta contro la filaria è purtroppo
ben lontana dal suo epilogo.
L'andamento
è subdolo e, se l'animale non viene sottoposto ad un regolare controllo
veterinario, possono passare degli anni prima che la malattia si manifesti con
i suoi disturbi caratteristici. Questi sono rappresentati da: tosse, affanno,
inizialmente solo dopo sforzo, successivamente anche a riposo, scompenso cardiocircolatorio
fino alla morte dell'animale.
"La filariosi cardiopolmonare, sottolinea il dottor Luigi Venco, medico
veterinario di Pavia che ha maturato una notevole esperienza ed ha partecipato
a studi epidemiologici sull' argomento, presenta dei tassi di prevalenza molto
elevati nell'Europa del Sud (Francia, Spagna, Grecia, Portogallo ed ex Jugoslavia),
in particolare in Italia. Se un tempo, nel nostro Paese, la filariosi era localizzata
quasi esclusivamente nelle aree prospicienti il fiume Po (dove può interessare
fino all'80 % dei cani non sottoposti a prevenzione) le alterazioni cui è
andato incontro l'ambiente e le conseguenti modificazioni sulle popolazioni
di zanzare e sulla loro densità ne hanno determinato la diffusione a
nuove aree del territorio italiano, tanto da poterla attualmente considerare
diffusa a gran parte del territorio nazionale. Le regioni a maggior rischio
sono rappresentate dall'intera pianura Padana e dalla Toscana, ma un numero
crescente di casi si osserva anche in Umbria, Marche, Sardegna e Liguria. Negli
ultimi tempi sono stati segnalati dei casi anche più a nord, nel Canton
Ticino, dove la filariosi era sconosciuta fino a qualche anno fa.
La diffusione del parassita è stata favorita anche dalle mutate abitudini
turistiche, data la tendenza a viaggiare sempre più spesso con i propri
cani in aree caldo-umide. Un recente studio ha infatti dimostrato la presenza
della malattia in nord Europa (dove peraltro non sussiste il rischio di contrarre
l'infestazione) in numerosi cani appartenenti a turisti che avevano trascorso
le vacanze nel nostro Paese".
Chi è più a rischio di infestazione?
"Dal momento che la maggiore attività delle zanzare si registra
nelle prime ore della sera e all'alba, la permanenza del cane all'aperto in
queste ore lo espone ad un maggior rischio di infestazione. Questo non esclude
assolutamente il rischio anche durante le ore diurne, specie nelle zone in cui
abbia una buona diffusione la zanzara tigre (Aedes albopictus), che è
molto attiva durante il giorno. In ogni caso è stato ampiamente osservato
che il ricovero notturno, pur non escludendo del tutto il rischio di puntura
da parte della zanzara infestante, lo riduce comunque in misura considerevole.
Anche l'età sembra rivestire un ruolo importante E' stato infatti osservato
che cani di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni corrono un rischio che
è fino a 6 volte superiore rispetto a cani molto giovani, di età
inferiore ai 2 anni. Ciò confermerebbe il fatto che, maggiore è
l'età dell' animale, maggiore è stata l'esposizione agli ospiti
intermedi (zanzara) e, di conseguenza, al rischio di infestazione".
Come viene diagnosticata la filariosi cardiopolmonare?
"L'esame clinico da parte del medico veterinario può portare alla
diagnosi della malattia solo quando questa è in fase conclamata e può
avere già prodotto delle lesioni al cuore ed ai polmoni.
Le fasi più precoci possono invece essere individuate con un semplice
test di laboratorio, che è in grado di evidenziare la presenza del parassita
nel sangue dell' animale".
Come si procede in questo caso?
"Se il test risulta positivo, significa che il cane è affetto da filariosi; può essere curata e guarita o mediante la somministrazione di farmaci in grado di uccidere le forme adulte del parassita, o attraverso procedure chirurgiche complesse. E' sottinteso che le probabilità di successo dipendono dalla presenza o meno di danni irreversibili al cuore ed ai polmoni. E' inoltre doveroso sottolineare che la terapia con derivati arsenicali, gli unici farmaci in grado di provocare la morte dei parassiti adulti, presenta notevoli difficoltà e non è priva di effetti collaterali".
Come
si effettua invece la profilassi farmacologica?
"Non si tratta in realtà di una vera e propria vaccinazione, puntualizza
il dottor Venco, dal momento che i farmaci impiegati a tale scopo proteggono
dall'infestazione uccidendo le larve del parassita (microfilarie) eventualmente
già inoculate dalla zanzara anche un mese prima della somministrazione
(effetto retroattivo). Tali farmaci devono essere somministrati una volta al
mese per bocca (ivermectina, milbemicina ossima, moxidectina) o per via trans-cutanea
(selamectin). Dalla regolarità della somministrazione, nel periodo che
va da maggio a novembre, dipende il successo della profilassi. Di questi ultimi
tempi è la più interessante novità: la formulazione iniettabile
di moxidectina, che offre una protezione completa per i 12 mesi successivi alla
sua inoculazione. Questo prodotto iniettabile, studiato per ovviare ai rischi
connessi a dimenticanze o errori ad opera dei proprietari di animali, può
essere somministrato già nei soggetti di età superiore ai sei
mesi, e solo dal medico veterinario".
(a cura di) Rosita Trotti