Il cane con lo "stipendio"
Il suo lavoro era ripagato dai pescatori che aiutava generosamente

La
storia del Cao de Agua è piuttosto antica e si tramanda immutata sia nell'aspetto
caratteriale che in quello morfologico sino ai nostri giorni, mantenendo quell'alone
di fascino che la avvolge come una favola semplice per bambini, ma sconosciuta
alla maggior parte di noi adulti, per l'utilizzo singolare e particolare a cui
questa razza fu destinata.
Nella perfetta combine del rapporto uomo/cane, da secoli è sempre stato
impiegato per la pesca e per il riporto in mare, in un connubio funzionale e molto
proficuo, spesso duro e faticoso, ma reciprocamente utile a soddisfare i bisogni
di entrambi.
Per l'uomo, trovando nel cane aiuto e sostegno nello svolgimento di varie operazioni,
con una affidabilità spesso maggiore e più proficua di un componente
della sua stessa specie.
E per il cane, che, avendo la possibilità di rendersi utile e trascorrere
tutto il suo tempo con l'amico uomo, appagava la sua instancabile ed irrefrenabile
voglia di dare, di fare e di rendersi utile.
Tutt'oggi queste caratteristiche rimangono immutate e la grande disponibilità
verso l'uomo, unita alla passionalità e all'ardore che mette completamente
a disposizione, lo vedono spaziare in comportamenti spesso opposti fra di sé,
con una convivenza di grande equilibrio, forza e capacità di reazione intellettiva
indipendente, ma mai disgiunta dal suo punto di riferimento, l'uomo, e mai priva
di grandi slanci di generosità.
Già nel 1297, scritti portoghesi riportano la descrizione del salvataggio
fino a riva di un pescatore ad opera di un Cao de Agua; lo stesso Portogallo ne
detiene la paternità.
Le sue origini però risalgono a molti anni prima e secondo alcune fonti
storiche si deve la sua discendenza al Canis Turkus, che arrivò a Roma
con le spedizioni fenice. Dalle invasioni romane ha percorso varie strade, toccando
la penisola iberica e le coste del Portogallo, dove, fra i vari insediamenti,
l'Algarve fu un luogo ideale per stabilire grandi porti di pesca.

Lì
è rimasto per secoli, a fianco dei pescatori, apportando grande aiuto alla
parte operativa e pratica ed anche all'enorme aiuto economico che ha offerto al
settore.
Il suo lavoro consisteva nell'interagire con il pescatore in mare e a terra. In
barca si poneva di vedetta per gli avvistamenti di squali o di banchi di pesce
e da quella postazione si tuffava con coraggio per recuperare pesci sfuggiti alla
rete, o per recuperare oggetti caduti in mare, o per fare da collegamento con
le altre barche. Contribuiva ed aiutava a piazzare le reti e a ritirarle, e al
rientro acciuffava la cima per l'attracco della gomena in porto.
Negli equipaggi più grandi godeva di diritti propri come qualsiasi altro
componente la ciurma, riscotendo o accantonando una percentuale stabilita dal
capitano sui proventi derivati dal pesce pescato. Le entrate del Cao de Agua venivano
amministrate da una persona degna di fiducia che avrebbe provveduto a curare,
gestire e sfamare i Cao De Agua anche per i periodi più o meno lunghi di
inattività in mare.
Quando lavorava invece con il singolo pescatore, appena svolto il lavoro in mare,
si occupava della guardia alle cassette di pesce e proseguiva al suo fianco fino
a casa, dove era considerato come un componente la famiglia. Probabilmente si
sarebbe rilassato facendo divertire i bambini
E' un animale socievole e giocherellone, molto coraggioso e intrepido, che sa
tenere sotto controllo i suoi slanci di ardore, ponendoli più come competitività
nella funzione che deve svolgere, e sapendo regolare la sua possessività
finalizzandola all'obbiettivo prefisso, piuttosto che a comportamenti aggressivi.
I pescatori usavano selezionarli facendo leva solo su queste caratteristiche.
La funzione che dovevano svolgere, perché fosse stata veramente efficace,
doveva essere intrapresa da un cane che avesse degli istinti acquatici uniti alla
competitività e ad una forte tempra, in modo che, quando fossero stati
più di uno in barca, ciascuno avesse avuto desiderio di lavorare di più
dell'altro e soprattutto che attingessero dalla loro volontà quella sostanza
nervosa che rende più forti ed instancabili di una grande massa muscolare.
Si ritiene che la loro taglia non sia stata volutamente alzata nel corso degli
anni proprio in funzione della praticità che essa comportava negli spostamenti
in mare e nella più semplice possibilità di accudirli a terra o
tenerne più di uno nella piccola casa del pescatore
L'addestramento era pressoché inesistente o comunque scarso, in quanto
usavano solo la capacità ereditaria dei cuccioli di esprimere i loro istinti
genetici nell'apprendimento visivo e, successivamente, nel controllare le loro
reazioni. Così ponevano i cuccioli, già dai tre mesi di età,
accanto a cani adulti e preparati e, facendogli seguire le operazioni di tuffo,
recupero sott'acqua e riporto, selezionare solo chi avesse espresso quelle caratteristiche
indispensabili per eseguire correttamente il lavoro: reazione visiva e stimolo
intellettivo, veloce capacità di apprendimento, passione e desiderio di
lavorare, acquaticità, abilità nel tuffo e nel nuoto e resistenza
alla fatica.

Il lavoro
che si sarebbe poi posto in mare non prevedeva che il pescatore impartisse gli
ordini, perché non ne aveva il tempo necessario, ed il Cao de Agua doveva
dimostrare di essere sotto controllo, ma avrebbe dovuto seguire una sua autodisciplina
e indipendenza tale da dover sapere da solo cosa fosse necessario fare.
La selezione è stata indirizzata e accentuata anche nella sua possessività,
sportività e voglia di competizione rispetto agli altri cani in modo che
ciascuno, nei confronti dell'altro, fosse da stimolo per risultati maggiori.
Doti spesso difficili da far convivere, ma che nel Cao de Agua si esprimono senza
sfociare nell'aggressività e gestite da un ottimo autocontrollo.
Questa selezione, eseguita fermamente nei secoli, ci consegna oggi un cane con
poche caratteristiche immutate, così, se di difetti di razza vogliamo parlare,
quello che rimane al cucciolo odierno è la necessità assoluta di
fare esperienze di socializzazione immediate e quanto più ampie possibili,
e la preparazione ad un addestramento, per le attività a cui si vuole indirizzare,
precoce rispetto ad altre razze. Nei primi sei mesi di vita deve aver completato
ed esplorato le vaste problematiche di vita e sociali perché la sua memoria
visiva ed il suo apprendimento non lo limitino nelle capacità intellettive
che possiede. Capita sovente che un cucciolo, appena arrivato nella nuova casa,
dopo tre giorni si sieda davanti al frigo perché ritiene di non avere avuto
abbastanza carne. Ha già visto, capito, e messo in moto l'intelligenza.
Non sottoporlo giornalmente a nuove esperienze o tenerlo isolato lo porta a fissare
quelle limitazioni come le uniche che faranno parte della sua vita.
Il lavoro dei pescatori era duro, faticoso e per le condizioni in cui operavano
spesso rude. Il Cao de Agua ideale doveva possedere doti complete e spesso difficili
da far convivere o da trovare tutte insieme in una razza. La capacità di
sapere sempre dove stare in barca, fermo e senza intralciare il lavoro, capendo
da solo quali spostamenti fare a seconda della necessità; l'ardore, il
coraggio e la passione di svolgere un compito non sempre facile con mare sempre
profondo, spesso freddo e formato da correnti e onde che mettevano a dura prova
la forza di chiunque; l'intelligenza di sapere trovare da solo la posizione più
adatta per svolgere il lavoro che serviva e l'indipendenza di reazione; la voglia
di stare in gruppo e quella di emergere sull'altro solo sulle prestazioni.
L'immagine che ci viene rimandata è quella di un tardo pomeriggio, con
i colori del tramonto alle spalle, su una spiaggia silenziosa e animata solo da
vecchie barche di legno colorate, dove pescatori, intenti alla cucitura e sistemazione
delle reti, hanno accanto a sé, accovacciato e tranquillo, un Cao de Agua
ancora bagnato che si gode il riposo, ma con l'atteggiamento che trasmette il
suo sentire. Ha il collo dritto e la testa rialzata e lo sguardo ancora vigile
e attento, sempre rivolto al pescatore, come se ne controllasse i movimenti, ma
l'espressione serena e ardente insieme e l'atteggiamento fiero di chi sa di avere
svolto qualcosa di utile ed importante. Nel suo porsi riesce ad essere cordialmente
presuntuoso e simpaticamente arrogante. Questa è l'espressione e la vera
essenza della tipicità di un Cao de Agua, quella che ci è stata
tramandata dai suoi avi e quella che deve essere preservata nel futuro della razza.
Queste caratteristiche sono state accumulate in un cane che avrebbe dovuto, però,
saper sopportare anche giorni e mesi di inattività, dimostrando di sapere
vivere con quiete e calma anche senza il lavoro.
E' ubbidiente ma non servile, di atteggiamento perennemente allegro dove si esprime
con gestualità simpatiche e spesso buffe; ha grande senso di humor ed inventiva
intellettiva, spesso ama borbottare e sbruffare per esprimere qualcosa che gli
interessa.
Il Cao de Agua è un cane di taglia media la cui altezza ideale per i maschi
è 54 cm (50-57) e per le femmine di 46 cm (43-52); il peso ideale è
sui 19 kg per le femmine e 25 kg. al massimo per i maschi.
Ha sempre affidato i suoi sforzi non alla massa muscolare che, anche se ben visibile,
ben sviluppata e robusta, è a fibra lunga, ma alla forza interiore e alla
tenacia caratteriale e, non ultimo, alla volontà determinata che lo anima.
Ha grandi doti sportive e atletiche, e poca inclinazione alla fatica che sembra
non sentire mai. E' fornito di grande scatto e movimenti brevi ma veloci, tranne
il tuffo che esegue con grande slancio.
E' socievole con tutti, uomini, bambini e animali (tranne maschi concorrenti durante
l'estro delle femmine) perché abituato a lavorare in comunione e trova
oggi, grazie a queste caratteristiche, vasti impieghi che spaziano dalla semplice
compagnia all'utilizzo in più discipline come ricerca, riporto di varie
genere, salvataggio e agility.
Anche se raro in Italia, dove la sua presenza con costanza la fa risalire a meno
di un decennio, è invece più diffuso in altri paesi del nord Europa,
dove è impiegato in sport d'acqua, prove di obedience e agility con ottimi
risultati.
In America è molto apprezzato e numerosi sono i clubs che si occupano della
razza con tante iniziative ed attività di sport e di giuoco.
La toelettatura leonina è rimasta quella che veniva usata nel lavoro primario
di pescatore, soltanto più ingentilita, ma rimane una distinzione unica
per la razza. Il lungo pelo ondulato o a bioccolo ha una crescita costante. Non
è fornito di sottopelo e non ha mute di ricambio rendendolo così,
almeno fino ad una certa lunghezza, abbastanza semplice da accudire e non presenta
cattivi odori nemmeno bagnato.
Il posteriore veniva rasato perché, nella sua versione al naturale, la
crescita posteriore è più veloce che in quella anteriore e questo
avrebbe comportato notevole appesantimento in acqua; la parte anteriore veniva
lasciata integra a protezione dei polmoni dal freddo dell'oceano; il muso e parte
della fronte venivano anch'essi tosati per permettergli una presa più decisa
e sicura nell'afferrare oggetti e pesci e non sarebbe stato d'intralcio per una
corretta visione sott'acqua; la coda è rasata fino a lasciare un ciuffo
all'estremità.
Dal suo aspetto antico arriviamo ai giorni odierni, lasciandolo pressoché
immutato e lasciando felici qualsiasi appassionato del Cao de Agua, per la possibilità
di scelta e le varie linee di sangue disponibili, considerando che negli anni
'70 è stato dichiarato il cane più raro al mondo.
Molte sono le vicissitudini che lo hanno visto protagonista e ricordiamo ancora
come sia stato a rischio di estinzione.
L'avvento delle moderne tecnologie di pesca lo rese in Algarve sempre meno utile
in una società che non poteva permettersi sprechi. In quegli anni solo
pochi singoli pescatori ne possedevano ancora degli esemplari e i cuccioli nati
da quelli accoppiamenti venivano conservati e trattenuti gelosamente; la vendita
non veniva nemmeno presa in considerazione e solo pochi esemplari venivano regalati
in segno e con l'intento da parte del pescatore di omaggiare un gran dono.
Nel 1934 furono presentati per la prima volta due soggetti di Cao de Agua alla
mostra di Lisbona e persero da quel momento l'appellativo di Berbedos con cui
venivano chiamati.
Un piccolo gruppo di appassionati cinofili portoghesi riuscì, con grande
fatica e non poche trattative, a recuperare un soggetto adulto di nome Leao, padre
di tutti i nostri Cao de Agua.
Su Leao, vero cane pescatore, fu redatto lo standard ufficiale nel 1938 e fu registrata
la sua prima cucciolata al LOP.
Successivamente a questa cucciolata, altre ne seguirono e, sempre grazie ad appassionati
che diedero molto del loro tempo e delle loro energie per la divulgazione e conoscenza
della razza, fu acquistato ed importato il primo soggetto in America nel settembre
1968, iniziando là una proficua attività di allevamento e di lavoro.
Nel decennio successivo molti soggetti di un grande allevamento portoghese, che
ne deteneva un bel numero, conclusero la loro fine in modo indegno contribuendo
a rimettere in pericolo tutta la razza per esiguità di soggetti.

La
situazione di allevamento attuale è nettamente favorevole; sono scongiurati
rischi di estinzione ed il lavoro svolto da grandi e capaci appassionati lascia
oggi una grande possibilità di scelta. Il lavoro svolto ha mantenuto costante
negli anni le capacità della razza di esprimere sé stessa con la
forza nel trattenere le sue capacità genetiche e ci ha fornito, in contrapposizione
all'impossibilità di usarli nel lavoro di pesca in modo tradizionale, la
struttura per poterlo rendere interessate all'impiego in più settori.
In Europa ed in America sono disponibili più linee di sangue e l'omogeneità
di razza è buona, così come il suo stato di salute. Sono frequenti
e notevoli gli scambi fra allevatori, ancora animati da spirito di passione e
quindi, grazie comunque ad una costante rarità, la voglia di mantenere
il tipo, senza incorrere nelle trappole cosiddette commerciali.
Si riscontra qualche differenza morfologica per quanto riguarda l'altezza che
in alcuni stati è nettamente aumentata andandosi a scontrare con i limiti
consentiti dallo standard e talvolta si è agito sull'aspetto caratteriale
in modo tale da rendere il Cao de Agua un po' meno frizzante del suo essere e
con una inquadratura mentale al lavoro ottima e diligente, ma con meno ardore
di quello dei suoi antenati.
Ci sono alcuni paesi europei dove è pressoché assente, basandosi
molto sulle mode del momento per la scelta di una razza.
L'Italia non è immune da questo comportamento e le presenze del Cao de
Agua nel nostro Paese risalgono come prima proprietà di un italiano, all'arrivo
e successiva presentazione nelle esposizioni, alla fine degli anni '70, a cui
fa seguito solo qualche raro soggetto, ora di privato ora di allevatore come razza
di supporto.
L'allevamento costante della razza riparte con la cucciolata della prima femmina
adulta che importai dalla Svizzera e figlia di soggetti portoghesi nel 1996 e
da allora ha una costanza di produzione, in gran parte esportata all'estero.
I tempi ed i rischi di diffusione del Cao de Agua sono gli stessi legati ad altre
razze. La non conoscenza produce una scarsa produttività e una scarsa diffusione,
di conseguenza un'impossibilità di impiego e di verifica sulle varie discipline,
nelle quali ha attitudini confermate in vari paesi del mondo. Questo determina
un rallentamento ed un rischio per quelle che possono essere le dispersioni delle
qualità di razza, ma che, d'altro canto, evitano una produzione non selezionata
o non mirata per la richiesta dettata solo da una moda, con il conseguente rischio
della perdita di qualche caratteristica saliente, come è capitato a talune
razze.
Il Cao de Agua rimane quindi un cane affascinante, completo, dalle caratteristiche
esuberanti, docile ed intelligente, affettuoso, attaccatissimo al padrone, volonteroso,
generoso e abbastanza facile da gestire ma, comunque, ancora non disponibile per
tutti. E' stato un cane rarissimo, è tutt'oggi un cane raro e molti anni
passeranno prima che possa diventare un cane di massa.
Lo lasciamo lì, con le sua gomena colorata alle spalle a guardare indomito
e innamorato il mare che si frange sul molo, in attesa di sentire l'impercettibile
cenno del suo amico pescatore, per scattare e porsi al suo fianco con un allegro
trotterello, diretto a casa e alla sua ciotola rassicurante, sicuro che l'oceano,
domani all'alba, lo attenderà per una nuova sfida e altre battaglie.
Con l'unico scopo di vedere appagata negli occhi del pescatore la comunione e
l'aiuto del quale aveva bisogno.
Fabiana Bazzani