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ENCI: Ente Nazionale Cinofilia Italiana

I cuccioli nella valigia di cartone

In alcuni Paesi dell’Est si allevano cani senza alcuna garanzia esportandoli clandestinamente. Una riproduttrice rende ai contrabbandieri più di una vacca. Il ministro Frattini e la viceministro Martini hanno promesso interventi

Dalla cronaca alla politica ogni salto è sempre uguale a se stesso se si tratta di episodi che cominciano con un’insolita opportunità di guadagno e finiscono in un mucchio di soldi facili. Tanto facili da indurre a slalom fra i codici delle diverse nazioni, superare frontiere e al termine della fatica restare con le tasche piene. E continueranno a riempirsi finchè i cuccioli saranno fatti viaggiare in valigie di cartone. Proprio come accade da qualche tempo in un traffico mai omologato e sempre clandestino fra alcuni Paesi dell’Est e l’Europa di cui lì’Italia, in questo caso, è un terminale prezioso e ghiotto. Perché i cuccioli che giocano nelle vetrine e paion mandar baci ai cuori teneri che li osservano dall’altra parte del vetro sono solo degli strumenti per riomnepire il portafogli. Da qualche tempo- ecco il fatto- hanno accertato che vi sono trafficanti di piccoli cani. Come dire che vi sono speculatori del sentimenti. Li acquistano per una miseria di soldi da presunti allevatori senza scrupoli nei Paesi che un tempo nascondevano povertà e voglia di egemonia insieme dietro la cosiddetta cortina di ferro e li portano in Italia per porli in vendita ad un prezzo dieci volte superiore a quello pagato all’origine. Li comprano in quelle che un tempo erano isole del silenzio dove l’unica parola che potevi gridare a voce alta era “sì” oppure “evviva”, ma anche questo a comando, e cominciano quindi una trafila facile e redditizia. Dunque i fatti sono arcinoti: ci sono persone che si dedicano al traffico di piccoli cani. Li muniscono di certificati, li mettono in scatole di cartone, sperano continuino a respirare anche senza aver fatto alcun vaccino e varcano con loro la frontiera. In fretta e con qualche complicità. Hanno scoperto infatti che il traffico di cani vale molto più di quello di vacche. Pensaci un po’: un chihuahua, un volpino, uno yorky od un altro cagnolino grazioso nelle forme, aggraziato nei movimenti, val molto di più di un vitello a qualsiasi razza appartenga. E se questo è vero è altrettanto chiaro che rende molto di più allevare cani anziché vacche da riproduzione o latte. Il conto è presto fatto: un cucciolo rende al termine del viaggio almeno 500 euro e se ha cinque fratelli il conto torna ancor più. La madre lo ha partorito in due mesi, allevato in uno e mezzo ed in un anno ripete certamente il parto. Una vacca mette al mondo un solo vitello nei dodici mesi, lo allatta per almeno due e quando vien venduto non supera certamente i 300 o al massimo i 500 euro. Eppoi non sta in una scatola di cartone dove puoi stiparci invece l’intera cucciolata. Così la vendita- ma il conto fatto è, riconosciamolo, indicativo - di piccoli cani diventa un business anche perché certificati di vaccinazione e di genealogia sono in fotocopia. Il ministro degli esteri Franco Frattini ha promesso il suo intervento sollecitando i governi nei cui territori vengono prodotti i cani da cartone a fornire spiegazioni e prestare maggior attenzione. L’intelligente viceministra Francesca Martini, nota per il suo attivismo a quattro zampe ha avvertito guardia di Finanza e carabinieri. Si stanno effettuando controlli. Si stanno cercando i responsabili. Insomma, si sta facendo qualcosa. E già questo è incoraggiante. Ma certamente non basta perchè mentre in Europa si parla, nell’Est si continuano a fare accoppiamenti, produrre cuccioli, riempire scatole di cartone. Il fenomeno è tanto allarmante che – ha riferito l’onorevole viceministra, su 1189 ispezioni fatte su esercizi di vendita, strutture di addestramento e attività di dog sitter sono state accertate 639 violazioni di cui 102 a carattere penale e 532 amministrativo.

Rodolfo Grassi

 
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