ESCLUSIVO. Parla Brigitte de Lavallaz giudice internazionale
Cani importanti da genealogie consolidate, tecnici preparati e soprattutto una moltitudine di autentici appassionati. La differenza fra caccia e prove. “Ai giovani consiglio...”
Le parole scrivono un diario di suoni e il vento delle Apuane lo racconta. Ne è protagonista Brigitte de Lavallaz, nobildonna d’una cinofilia che non ha ancora abdicato allo stile. Dice di giorni lontani e vicende recenti, di genealogie che hanno dato campioni e uomini geniali come i loro trialler. A volte la voce insiste su un nome, indugia in una località, vivifica un ricordo che fatica a farsi strada fra la moltitudine degli altri. Come se ciascuno di loro si riflettesse nei cristalli della memoria desideroso di raccontarsi. Ascolti… Poco lontano c’è la spiaggia della Versilia, i pini piegati dal libeccio che d’inverno continua a mortificarli confidando storie che giungono dal mare per lambire le sue non lontane figlie di pietra. “Perché lei cittadina svizzera e brasiliana viene così spesso a giudicare in Italia?” La domanda la coglie di sorpresa. Dopo aver parlato di setter, pointer e tanti altri del gran popolo della cinofilia è chiamata a dir di lei, a frugare in un angolo della sua anima. Il sole scivola verso il fascino da cartolina di Bocca di Magra e Monte Marcello: diresti vada a morire poco più in là dell’incanto di Lerici, Portovenere, le Cinque Terre e ti stupisci ancora una volta perché qui nessun tramonto è mai un’abitudine. La risposta sorprende. “Perché mi trovo a casa. L’Italia è vicina al Brasile per mentalità anche se ha più lunghe tradizioni cinofile ed una cultura certamente profonda”.” Qui ci sono tanti cani, tanti conduttori validi, un pubblico di competenti che segue con interesse e partecipazione. Gente che guarda alla cinofilia come ad un capitolo importante della propria vita o, se si preferisce, ad una stagione certamente non secondaria nelle sue passioni…” Tace. Da lontano giunge un mormorio lieve: è la voce del mare confusa al brusio della Gente che poi altro non è se non il rumore della vita. Ascoltata da qui sembra un improbabile fruscio di valzer. Anche questo è il fascino d’una Versilia che travasa le luci del giorno in quelle della notte e non sono meno affascinanti. Signora, è verità da tutti accettata riconoscerle grande intuito ed altrettanta profonda esperienza. Lei… Immagina la domanda “ da piccola avevo un irlandese: m’insegnò la caccia ma anche a partecipare alle esposizioni ed alle prove dove la più piccola delle coppe mi sembrava immensa ed insieme ne gioivamo. Solo chi è cinofilo sa cosa voglio dire perché spesso la cinofilia non si esprime: si sente solamente e la si vive come un’immensa passione.” Nel silenzio solo i pioppi sembra abbiano voce nel tremolio delle foglie. Sul volto sereno occhi vivaci che ti guardano senza scrutarti ed anche questo è un tratto di stile. Intanto,nel grande parco Egisto Nardi, imprenditore del marmo, libera King, il pointer che lambisce la leggenda. “Ho allevato grandi irlandesi e sono stati loro ad accendermi la passione. Ho avuto campioni internazionali e mondiali continuando ad essere allevatrice per hobby. Il mio desiderio di partecipare si è poi evoluto nella voglia di comprendere la cinofilia, chiedermi il perché- e farne poi parte- di un mondo meraviglioso che ricomincia appena si è conclusa la prova e così pare non finire mai
Padrona di cinque lingue, giudice nei confronti più importanti, dai Campionati del Mondo a Coppa Europa è considerata con ammirazione non solo dai colleghi ma- fatto eccezionale- dagli stessi concorrenti che le riconoscono lucidità di giudizio, onestà intellettuale e stile. Cosa rende interessante una prova? “La qualità dei concorrenti, l’armonia, il modo di interpretare la caccia, di scriverne sul terreno la fatica, la passione, l’ansia..Sono convinta che la passione, anche in cinofilia, sia un dono – o un espediente - concesso dalla natura per raggiungere i suoi scopi che nel caso specifico sono la selezione, il miglioramento delle razze, il salire un altro gradino lungo la scala della vita”. Si continua a discutere della differenza fra caccia e prove, di una forbice che si sta allargando nel tempo rendendo vera la profezia di Giulio Colombo e di tanti altri grandi, da Enrico Oddo a Carlo Annibale Maggi, Enrico Faja ed Alighiero Ammannati: si cominciò da quando i cani furono indotti alla ricerca del selvatico non dal cacciatore ma da un concorrente… “Il problema è ampio, ridurlo è compiere un’ingiustizia. Ma sono convinta alla maniera di Konrad Lorenz, che ogni domanda alla quale si possa dare una risposta ragionevole è lecita anche se la risposta ragionevole nel nostro caso non dovrebbe essere breve. Nella caccia si considera con meno rigore il lavoro del cane proprio perché la finalità è la preda. La prova invece ha lo scopo di mettere in risalto le qualità (o se ritiene che sia più consono, evidenziare i difetti) ai fini della riproduzione. Detto questo è logico che vi siano una serie di considerazioni e di argomentazioni ma di fatto direi che la questione si può ridurre, con le debite inesattezze, proprio alle finalità, al traguardo che si desidera raggiungere perché…”. King galoppa e sfiora il terreno. Solleva una foglia gialla: pare un anticipo d’autunno nel sole di una Versilia che racconta giorno dopo giorno un’altra estate. Lontano le Apuane custodiscono il loro tesoro di marmo troppo spesso sporcato dal sangue di chi lo estrae. Accade così sin dal tempo degli schiavi di Roma e se non ci pensi non puoi comprendere il perché qui sia sorta la fratellanza anarchica così libera da volersi estraniare persino da Dio. Esiste dunque una frattura fra caccia e prove? E se sì Lei lo ha constatato? “Sì l’ho constatato in particolare nel pointer. Oggi un cacciatore ha qualche difficoltà ad acquistare un pointer per la caccia cacciata e le iscrizioni al Libri origini ne sono lo specchio. Mi limito comunque ad osservare una realtà dal mio angolo, a fare, come lei, la cronista senza dare un giudizio di merito”. Lei è un’osservatrice -ed una protagonista- privilegiata: qual è la realtà della cinofilia italiana? “Si trova ad un livello certamente alto, di qualità autentica. I concorrenti che poi sono i cani, risultano migliorati moltissimo e questo accade mentre diminuiscono i terreni, quelli che noi chiamiamo le palestre più autentiche ed anche le starne stanno scomparendo…” C’è spazio per migliorare ancora? Adesso la luce lambisce soltanto la cima dei pioppi ed un volo di storni che cerca l’appollo ti fa capire che l’orologio chiama la sera. Ad un giovane che vuol entrare a far parte della cinofilia agonistica cosa consiglia? Ascolta in silenzio: c’è chi afferma che l’esperienza sia un frutto che matura senza diventar dolce e chi invece è convinto sia l’unica profezia dei saggi… “Sì, c’è tanto spazio. Basta averne la consapevolezza e la volontà di dargli contenuto. Consiglio di farsi un’esperienza, di frequentare le prove, accertarsi di come funzionano, entrare in punta di piedi a far parte di una comunità che ha aspetti di partecipazione e di agonismo davvero meravigliosi. Occorre che si cerchi un cane valido e non è facile, ma occorre anche che non si scoraggi se giungono scarsi risultati o neppure si esalti se raggiunge un importante traguardo. La grande cerca è una passione autentica, vera, per alcuni addirittura travolgente ed occorre affrontarla nel modo migliore ed essere preparati a vincere ed a perdere convinti che ciascuna prova abbia in sé motivi validi. Insomma, un buon cane, tanta passione per fare tanta esperienza. Come accade anche nella vita. In ogni lavoro nella vita. Lei ad esempio, perché fa il giornalista?” Il vento ingoia la risposta ed è che le parole hanno vita più lunga dei fatti.Rodolfo Grassi