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ENCI: Ente Nazionale Cinofilia Italiana

Segugi a Scandiano nella più prestigiosa manifestazione del Continente

L’Europa incorona l’Italia

Il confronto fra mute vinto dai campioni di Carlo Generotti. Nel singolo trionfa un Segugio del Bernese. Magnifica l’organizzazione. L’ENCI presente con Francesco Balducci, Abele Barbati e Dino Mutocaparbio

-INC novembre 2009- Lo scenario della manifestazione -INC novembre 2009- Carlo Generotti e William Landini -INC novembre 2009- Maria Assunta Villa e Mario Quadri -INC novembre 2009- La meravigliosa muta di Carlo Generotti -INC novembre 2009- La prima foto del vincitore

Nella reggia dei Boiardo a Scandiano, storica terra dell’Emilia settentrionale, i segugi italiani hanno conquistato nel primo sabato d’ottobre la corona di sovrani d’Europa. Hanno vinto da autentici protagonisti in una corsa al cardiopalma contro l’orologio che continuava ad ingoiar minuti. Al secondo posto tutti gli altri perché Coppa Europa non ammette comprimari: le luci illuminano il podio ma disegnano solo i nomi dei vincitori. Ed a cinger la corona i campioni a pelo raso di Carlo Generotti da Fossato di Vico in Umbria. Un successo che ne incorona tantissimi altri e pienamente meritato per la duttilità della muta che ha svolto un lavoro sincrono e Mutocaparbio insieme e l’intuito del conduttore, geniale nell’interpretarne linguaggio e comportamento. Al contrario di Cristian e Giovanni Montersino da Cuneo beffati alle undici del 3 ottobre, da una lepre malandrina rimasta al covo proprio sul confine fra medica e bosco, in una macchia di erba in vista delle prime case di Toano comune che par sgorgare dalle rocce dell’Appennino e intravvede lontano, la Pietra di Bismantova che ispirò a Dante la salita del Purgatorio ed il sogno di volare. Tre segugi si stavano avvicinando, altri insistevano poco più in là e pareva stessero per consumar quell’attimo meraviglioso in cui la lepre fugge nella roulette della vita e la canizza sta per esplodere. Invece… Ma questa è la competizione. Ed un po’ anche lo sport “con il cane più ingenuo per la caccia più bella” come continua a dire il gran guru dei segugisti non solo italiani Mario Quadri. Grande animatore della competizione ha saputo coordinare una squadra che la passione per il proprio territorio e lo sport ha saputo trasformare in organizzatori autentici. Fra loro Giovanni Montanari, Arturo Mattioli, Adriano Patacini, William Landini, Piergiorgio Viappiani presidente del Gruppo cinofilo reggiano. Responsabile di un’organizzazione che non ha avuto strappi il dottore Marcello Massardi. Presenti per l’ENCI Abele Barbati, Francesco Balducci e Dino Muto. Il mosaico dell’organizzazione si completa con Alessandro Bonacina presidente Caver, Daniele Ferrari responsabile Sips di Reggio Emilia ed il dottor Ivan Cigarini, veterinario capace, puntiglioso e puntuale. Nei singoli ha vinto Daly, segugio del Bernese riuscito a strappare un punteggio d’onore al coinvolgente Giuseppe Quinzanini, giudice esperto, preciso, capace. Le ha cinto la corona di regina per la caparbietà in caccia, l’insistenza nel cercar il sentiero della lepre fra un girovagare di tracce di capriolo. Al secondo posto Dina Segugio dell’Istria domiciliato in Montenegro e subito dopo Leka della Finlandia.

Il fascino dell’Appennino

Segugi e lepri son destinati ad inseguirsi come corressero in un cerchio meraviglioso dove giorno e notte scorrono senza fine. Appena la muta comincia a bagnarsi di rugiada loro se ne vanno, magiche e lievi, a dormire e viceversa in un cercarsi e fuggire meraviglioso che dà significato alla caccia. Ma, a ben pensarci è così anche nelle vicende della vita a cominciar dalle storie d’amore. Si comincia all’alba. I singoli in una zona, le mute in un’altra. I primi hanno a disposizione ciascuno un giudice ed un accompagnatore, gli altri una giuria. Davanti alla rocca dei Boiardi è ancora buio. I fari illuminano un grande tabellone che invita alla mostra di affreschi che si credevano perduti: li dipinse nel 1540 Nicolò dell’Abate ed hanno un nome che par ben augurante anche per i segugi “Il paradiso ritrovato”. Tutto come da copione. I fari cominciano ad illuminare i contrafforti dell’Appennino, i vigneti, le mediche. Avverti il fascino di un benessere conquistato. Ma non era sempre così dice Arturo Mattioli. Ci furono tempi in cui una fetta di polenta era una cena conquistata. Comincia la gran saga. Ciascun segugio, e son tanti e di otto nazioni, ha la sua fetta di territorio, uno spicchio di Appennino dove le lepri sono regine per un impegno intelligente e responsabile dei cacciatori e dei gestori dell’ambiente. Giungono i primi risultati. Paion deludenti. Molti cani sembrano stanchi, altri mal si adattano al terreno, altri ancora indulgono al fascino del capriolo che li porta con sé. Mario Quadri segue, osserva, fa alcune considerazioni di una caccia stupenda. Ascolta le voci dei segugi e le traduce con quel suo parlare limpido e cheto che par giungere da lontano. Il marcatore sente l’usta, l’accostatore prende il filo, poi c’è lo scovatore, il rimettitore che quando la muta sembra stanca prende l’iniziativa e insiste per ritrovar il selvatico e far precipitare i compagni al riscovo. “Quando accade la muta sente che il traguardo è vicino e la lepre vede precipitare le sue speranze….” Dice questo Mario Quadri e anche tante, tante altre cose e ti par quasi che sia la storia che ritorna per il fascino di una caccia che nonostante i secoli continua a restare nell’attualità com’era un tempo e come la vollero render immortale i graffiti dei primi uomini.

Spettacolo da alba del mondo

Il binocolo legge uno spettacolo meraviglioso che muta per scenografie ed interpreti. Così ogni volta ti sembra d’aver sugli occhi un originalissimo caleidoscopio in cui recitano uomini e cani. Ed è il palcoscenico della seguita. Solo così capisci perché può avere innamorati autentici che mantengono gli occhi di bimbo. Come Mario Quadri, come Adriano, Arturo, Giovanni Montanari e tanti, tanti altri giunti da ogni parte d’Europa qui dove persino Dante sognò di volare su quella cima che nasconde la quiete di Ramiseto, i cinghiali ed i colombacci del Ventasso. Il sole corre nel cielo: la vite senza uva, le prime foglie gialle dei cerri, la medica che ha già sopportato l’ultimo taglio e neppure una spiga ti dicono che non è un giorno dimenticato dalla primavera nonostante il Secchia ridotto ad un rigagnolo ti suggerisca il contrario. Il sole è alto, i segugi continuano a cercare le piste delle lepri. E’ caccia ma per tanti che discutono lontano, suggerisce un tenero gioco della memoria. “Ai miei tempi...” dice Luciano Cesaro, giudice coinvolgente, e lascia poi che le parole inseguano volti amici ed episodi teneri e lontani. “I miei cani farebbero...” racconta sorridente Emidio Auriti da trent’anni a Scandiano e da trent’anni a tentar di perdere l’accento abruzzese. Da lontano la Gente scruta con attenzione: ti vien da credere che il popolo dei segugisti abbia una propria religione nella natura... Ma forse è solo un popolo di innamorati autentici un popolo di appassionati che segue dagli spalti dei viottoli, lungo le carraie. dalla cima di un colle o sopra uno sperone di roccia la danza della seguita. E lo fa in silenzio o non alzando mai i toni della voce. Perché quando parlano i segugi non puoi non ascoltarne il racconto più antico del mondo.

MARIA ASSUNTA VILLA GIUDICE
“È il trionfo dell’agonismo”
Villa Maria Assunta Giudice internazionale segugi. Bionda, simpatica, allegra come lo sanno essere gli intelligenti, è moglie e madre da oltre 23 anni e giudice con larga stima. Qui in Coppa Europa ha la conferma del ruolo internazionale ed è felice. “Mi sono convertita alla caccia alla seguita - afferma - quando ho constatato che non c’era più selvaggina vera. I fagiani parevano orfani della voliera, le starne avevano avuto per madri le incubatrici. Di autentico restava solo la lepre. Con mio marito abbiamo preso alcuni segugi e da allora…” Tace. Le cerimonia d’inizio della grande kermesse è cominciata. Diresti insegua ricordi lontani con il padre cacciatore, i cani, la selvaggina, un universo… “Il segugio mi affascina ed è per questo che anche oggi sono qui a vederli, giudicarli, rendermi conto dei progressi di una razza meravigliosa”. E’ difficile fare il giudice? E’ importante farlo bene, essere imparziali, cercare in ogni cane le doti che possiede, magari capire anche quelle che in una particolare circostanza non si sono evidenziate perché ogni prova è una pagina nuova, magnifica, da vivere con onestà ed entusiasmo”

TUTTI CONCORDI: UN SUCCESSO DELLA CINOFILIA PIÙ AUTENTICA
Francesco Balducci:E’ stato un incontro importante e ben organizzato con terreni ottimi e una giuria, sia per singolo che mute, ineccepibile. Merito degli organizzatori se ancora una volta l’Italia ha conquistato prestigio. Onore anche ai vincitori che sono riusciti a tagliare un traguardo davvero prestigioso”. Abele Barbati: “Non avevo dubbi. Dove c’è Mario Quadri ed i suoi segugisti c’è un successo. Scandiano con questa manifestazione, in cui è stata impegnata concretamente anche l’ENCI, merita di passare alla storia delle razze da seguita”. Dino Muto: “Ho visto una realtà davvero entusiasmante che riempie di soddisfazione e soprattutto dimostra che la cinofilia agonistica vive un’importante realtà ed ha un grande futuro. Bravi gli organizzatori, i giudici ed i concorrenti che hanno ben lavorato per la soddisfazione di tutti”. Marcello Massardi: “E’ stata una manifestazione importante e tutti i membri del comitato organizzatore si sono rivelati all’altezza. Ciascuno di loro merita un grazie dai cinofili per l’impegno, il lavoro e le capacità impiegate. I segugisti di Scandiano hanno dimostrato di essere una grande meravigliosa comunità”. Franco Virgili: “Magnifica manifestazione con terreni ottimi, concorrenti preparati e organizzazione precisa e puntuale con i meravigliosi volontari di Scandiano. Alcuni segugi si sono rivelati incerti su un campo di prova che non conoscevano, altri troppo deboli alle lusinghe del capriolo”.

CARLO GENEROTTI “FINITA LA PROVA HO PIANTO DI VERA, AUTENTICA GIOIA”
Lo guardi ed e subito simpatia. È estroverso, vero, capace solo di dire la verità e son le parole che seguono l’emozione che gli leggi sul volto. Carlo Generotti, classe 1958, sette segugi è abituato ai podi importanti ma questo lo giudica addirittura eccelso.
Come ci si trova a giungere da concorrente e partire da vincitore?
“È il podio più bello del mondo. Quello che ho sempre sognato e credevo di non raggiungere mai. La mia meravigliosa
muta di pelo raso mi ha fatto il regalo della vita. Ha lavorato magnificamente in un terreno che non conosceva
e con una temperatura di 26 gradi ed anche questo mi sembra un fatto eccezionale”. Ancora commosso?
“Tra un po’, se continuiamo a parlare ricomincio a piangere… Quando alle 14 i segugi hanno scovato
la lepre ho cominciato a tremare. sapevo che non mi avrebbero tradito. So come si comportano e loro sanno cosa devono aspettarsi da me. A ciascuno il proprio lavoro perché sono il conduttore ma per i miei cani sono uno della squadra e loro lo sentono”.

Rodolfo Grassi

 
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