SPAZIO ALLEVATORI  |  PRIVACY POLICY | INFORMATIVA | FAQ | LINK | CONTATTI | MAPPA | ENGLISH
ENCI: Ente Nazionale Cinofilia Italiana

La therapy dog per combattere l’autismo

Il cane rompe il silenzio

Solo il quattro zampe entra in sintonia con chi è destinato a non farsi comprendere

Incontriamo Francesco alla scuola materna, è inverno. Un paesino di montagna, ordinato e pulito. Maestre gentili che ci hanno chiamato per un progetto di Therapy dog. Aule piene di giochi. Bambini colorati, vivaci, allegri e spensierati. Francesco non gioca con loro perché quando ha una crisi, urla così tanto che bisogna tapparsi le orecchie. Cerca di sbattere la testa contro il muro, si morde le mani e piange, disperatamente. È un bimbo autistico, (anche se a prima vista si potrebbe confondere con gli altri bambini, dato che non presenta alcuna disabilità fisica), non possiede linguaggio e cerca di comunicare a modo suo col mondo esterno, ma noi umani, stentiamo a comprendere. A volte, spintona i compagni, li fa cadere e così per evitare ulteriori danni, gioca con la sua maestra di sostegno e la sua assistente. Farlo stare seduto è un’impresa, cercare la sua attenzione è altrettanto difficile. Insegue i suoi pensieri, sorride. Non smettiamo mai di parlare con lui, che capisce ogni cosa ma non è in grado di restituire una risposta comprensibile alla mente umana. Le prime sedute sono con Mascotte, una bassotta a pelo duro. Lei nel cestino, sulla cattedra, e lui a girarle intorno alla velocità della luce: ogni tanto, una sosta fugace per una carezza e un mezzo sorriso: non ha paura dei cani, e questa è già una bella notizia! Siamo andati avanti così per qualche seduta: carezze sempre più convinte, sorrisi, una spazzolata, un bocconcino dato con la mano aperta, allungata e la testa girata dall’altra parte. Mascotte non lo perde di vista e quando si avvicina, scodinzola tutta, gli lecca la mano. Abbiamo cominciato a cronometrare quanto tempo riusciva e stare seduto: in minuto, due minuti… Dopo tre mesi abbiamo cambiato cane, per stimolarlo di più; con noi un samoiedo maschio, Ravel. Il primo incontro è stato sorprendente: lo ha abbracciato, tirandolo a sé con un grosso sospiro ed un sorriso. Nel giardino della scuola, Francesco a correre senza tregua e a ridere forte, Ravel a inseguirlo, spingendolo in tondo, quasi a radunarlo: sembrava si conoscessero da sempre. Verso la fine della primavera, abbiamo chiesto alle maestre di poter lavorare con un piccolo gruppo di coetanei. Ci siamo messi in giardino, sotto un albero. Ravel a dare leccate a tutti i piccoli, loro a ridere e a fare domande sulla razza, sul mantello. Poi, tutti con la spazzola in mano ad aspettare il proprio turno… uno alla volta. Cinque bambini e un cane, seduti sotto un albero, e una speranza nascosta: che Francesco aspetti il proprio turno senza scappare via. Abbiamo ricominciato a cronometrare: tre minuti, quattro minuti… e siamo arrivati a dodici. A fine giugno, dodici minuti con Francesco seduto sotto l’albero, in mezzo ad altri bambini mentre aspettava il proprio turno per spazzolare Ravel. Intervalli di tre minuti per poter riprendere il turno, nel frattempo, guardava gli altri, guardava il cane, sorrideva, si perdeva nei suoi pensieri, ma restava lì. Ci sono voluti mesi per arrivare a questo. La presenza del cane lo tranquillizzava, lo faceva interagire con l’ambiente esterno in maniera gratificante. I suoi compagni lo guardavano con aria differente: commenti speciali da bambini speciali: “Sai che Francesco sa spazzolare Ravel?” … Lo porta anche al guinzaglio…quando c’è il cane, Francesco non grida……perché quando grida, io mi tappo le orecchie… “Ma questo cane, è di Francesco? “No, rispondo io”. La bimba mi guarda perplessa, e continua: “Però, viene per lui!” Si - dico io- viene per lui. Mi guarda soddisfatta, ha appena cinque anni, ma ha già capito tutto. Nel frattempo, incontro la madre. Una donna forte, risoluta. È contenta del progetto perché porterà nuovi stimoli ma è anche convinta che Francesco non abbia grande interesse per gli animali. A casa, hanno provato di tutto: coniglietti, tartarughe, canarini, criceti; lui li guarda un po’, ma poi perde subito interesse. Però, hanno un cagnolino, un meticcio. Alla mia domanda, di come sia il rapporto tra Francesco e il cane, la madre ci deve riflettere un po’ su, e poi, come se avesse realizzato solo un quel momento, esordisce così: “A dire il vero, sono sempre insieme. E continua:” Il nostro giardino è molto grande, comprende anche la vigna… è tutto recintato… d’estate, quando lo perdo di vista… chiamo il cane… e da dove arriva lui,… Francesco è là… è così tutte le volte…”. L’anno successivo, sempre alla scuola materna otteniamo il piccolo gruppo durante tutte le sedute. Francesco lavora bene. Spazzolare, portare al guinzaglio, dare i bocconcini, lanciare la palla… aspettando il proprio turno. Non tutte le sedute sono uguali. Bisogna sempre parlare, interessarlo, catturale la sua attenzione. Capire quando è stanco, quando non è il caso di insistere. Se arriva una crisi, cercare di superarla come meglio si può, e Ravel a guardarlo e a leccargli le lacrime dalla faccia. Il terzo anno Francesco va in 1° elementare. L’insegnante di sostegno è poco interessata alla Therapy dog. Ci taglia il progetto: solo 10 sedute. Una maestra ci manda qualche bambino durante l’ultima parte di ogni seduta seduta. Francesco è contento. Quando spazzoliamo o accarezziamo, contiamo sempre , per dare maggiore interesse all’azione. Lui lo sa perfettamente. Con la bocca, mima il nome dei numeri, non esce alcun suono… è il suo modo di partecipare, e noi, tutti con gli occhi lucidi ad osservare. La scuola elementare di Francesco, per una casualità del destino, si affaccia direttamente sul giardino di casa sua. Una maestra ci racconta: “Quando Francesco in preda ad una crisi urla e si dispera, il suo cane, dall’altra parte della strada, dietro la recinzione, prende a correre in su e in giù, abbaiando come un disperato. Così, quando Francesco si calma, lo prendiamo in braccio e apriamo la finestra per farglielo vedere; allora, il cane smette subito di abbaiare, scodinzola e sembra che pianga anche lui”. Abbiamo girato un lungo filmato. Lo abbiamo montato con le fasi più salienti delle ultime sedute. La madre mi ha concesso l’autorizzazione scritta per la visione in ambito scientifico, affinché altre mamme possano conoscere questa terapia. L’ho mostrato a Tokyo, durante l’ultima Conferenza Mondiale sulle Attività e Terapie Assistite con Animali. L’emozione è stata forte. Una ricercatrice olandese, dell’Università di Utrech ha voluto sapere come avevo fatto a tenere alta l’attenzione con un bambino così difficile e per così tanto tempo. Le ho risposto così: “Ho imparato ad aspettare le risposte di Francesco, ad osservare i suoi sguardi, i suoi movimenti. Ho cercato di ascoltare i suoi silenzi e le sue urla disperate. Ho cercato ostinatamente di entrare in sintonia con lui. E lo potuto fare osservando e imitando i miei cani, un bassotto e un samoiedo, apparentemente così diversi tra loro ma, come tutti i cani , in grato di abbattere le barriere del “comune umano sentire” e in grado di sintonizzarsi sulla sfera affettiva di un bambino che vede il mondo in maniera diversa da noi”. L’autismo è fonte continua di ricerca, dibattiti e sperimentazioni. L’origine è sconosciuta, contesa tra patologia psichiatrica e/o disturbo alimentare da intossicazione da metalli pesanti, come sostiene il DAN (Defeat Autism Now)*. Le terapie sono affidate agli esperti; tra le cure palliative la therapy dog si sta conquistando un spazio sempre più ampio poiché la presenza e l’interazione con i cani, purché sia ben strutturata e sostenuta da un progetto, genera rilassamento, induce interessamento, senso di collaborazione e migliore gestione dello spazio tempo in soggetti di qualsiasi età , colpiti dalla sindrome di autismo che mostrino interesse nei confronti dei cani.

Renata Fossati
www.fossatirenata.it

 
[Privacy]  [Copyright]  [Tariffe pubblicitarie 2010]  [Contatta l'ENCI]

ENCI -Ente Nazionale della Cinofilia Italiana- V.le Corsica 20, 20137 MILANO - P.IVA 00809980154