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BRACCO ITALIANO

Storia

Cane di antica origine italiana. Si forma attraverso i secoli utilizzato nella caccia agli uccelli prima con le reti ed in seguito con le armi da fuoco. Affreschi del XIV secolo testimoniano la inequivocabile continuità nel tempo del bracco italiano, sia nella morfologia che nell'attitudine venatoria come cane da ferma.

Aspetto Generale

Costruzione forte e armonica con aspetto vigoroso. Preferiti i soggetti con arti asciutti, muscoli salienti, linee ben definite nonché testa scolpita con evidente cesello sub-orbitale, elementi questi che conferiscono distinzione alla razza. L'altezza al garrese varia fra i 55 ed i 67 cm. La lunghezza del tronco è pari all'altezza al garrese o legger mente superiore. Lunghezza totale della testa pari ai 4/10 dell'altezza al garrese, la sua larghezza misurata alle arcate zigomatiche è inferiore alla metà dela lunghezza totale: cranio e muso di pari lunghezza. Resistente ed adatto a qualsiasi genere di caccia, serio, intelligente, docile con grande capacità di apprendimento.

Codice FCI 202
Gruppo 7 - CANI DA FERMA
Sezione 1A - CANI DA FERMA CONTINENTALI
Tipo TIPO BRACCO
Varietà
A - BIANCO ARANCIO
B - ROANO MARRONE
BRACCO ITALIANO © NKU

Riproduzione Selezionata

Statistiche iscrizioni ultimi 10 anni

Introduzione alla razza

Da Le razze italiane - Editore Enci - 2001

Di nobili ed antichissime origini è oggi una delle razze meglio selezionate ed è vanto dell’allevamento italiano. Lo sguardo dolce, l’espressione bonaria e intelligente, determinata non solo dall’occhio, ma anche da un grande muso su cui spicca un prominente e simpatico nasone, le orecchie grandi e mobili a sottolineare quasi i suoi pensieri e le percezioni, evidenziano il meraviglioso carattere e la personalità di questo antico e nobile cane da ferma.

Le origini sono molto lontane e la sua storia è stata recentemente ed ampiamente riportata in diverse pubblicazioni monografiche. La ricerca della sua formazione è affascinante perché ci riporta nello scenario suggestivo di un mondo venatorio incomparabile, e la sua storia si intreccia con quella di numerose popolazioni canine che, con il passar degli anni e il mutare delle esigenze, andranno a formare molte delle razze oggi più note e diffuse.

Se ci addentriamo nella notte dei tempi, troviamo citazioni di un cane braccoide con tendenza alla ferma nell’antichità in Senofonte, Eliano ed altri autori dell’epoca romana; poi, nel 1338, lo vediamo effigiato con le attuali sembianze da Ambrogio Lorenzetti in una mirabile e famosa rappresentazione allegorica del buon governo, affrescata nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico di Siena. Particolarmente significativo è inoltre un bellissimo bassorilievo di Benvenuto Cellini, oggi custodito al Louvre, eseguito alla corte di Francesco I nel 1542 e che doveva ornare la porta del castello di Fontainebleau.

Ma è soprattutto attraverso le corrispondenze epistolari dell’epoca che ci è dato conoscere la bravura di questi cani, il cui impiego venne propiziato anche dall’avvento delle armi da fuoco. Il Bracco italiano fioriva presso le grandi famiglie che lo allevavano con la massima dovizia di mezzi: era il cane dell’aristocrazia, presente alle corti dei Medici, dei Gonzaga e degli Estensi, e fino al 1700 veniva inviato oltre le Alpi dove servì per costituire diverse altre razze da ferma che poi diverranno, anche in Italia, sue concorrenti. Tutte le antiche testimonianze concordano nel descrivere il Bracco come cane potente, veloce, e nel contempo docile e intelligente.

Nel 1800, per le vicende storiche del nostro Paese, nelle campagne cadde principalmente in mano a fittabili e contadini. Da questi venne male alimentato e allevato con criteri opposti ad una selezione di cane da ferma dinamico ed efficiente. Pur non perdendo le sue peculiari qualità olfattive e di fermatore, diventò nella grande maggioranza pesante e linfatico, impigrendosi nel carattere. Tutto ciò fu la premessa per consentire nel secolo successivo un facile ingresso e la diffusione in Italia delle più moderne e nevrili razze continentali ed inglesi che quasi lo soppiantarono.

Tuttavia, anche nel 1800 ed all’inizio del ‘900, la razza trovò qualche isola di salvezza presso appassionati e competenti allevatori che riuscirono a custodirla con cura ed intelligenza tramandandoci dei ceppi integri, o quasi, su cui si fonderanno^ la ricostruzione e l’allevamento attuale. L’affermazione in massa di altre razze non è del tutto giustificabile, soprattutto oggi, poiché il Bracco, per opera di valenti allevatori, è stato rigenerato e notevolmente migliorato in tutte le sue qualità peculiari.

La Società Amatori Bracco Italiano (SABI) dal 1949 tutela la razza e riunisce tutti gli appassionati allevatori ed utilizzatori della stessa. Alla guida dell’Associazione, in oltre mezzo secolo si sono avvicendati competenti allevatori e giudici, grandi cinotecnici, e su tutti va citato Paolo Ciceri  che hanno dettato con chiarezza e continuità le linee guida per un moderno e razionale allevamento. 

La tendenza odierna è quella di produrre soggetti competitivi con le altre razze, pur mantenendo le caratteristiche somatiche e caratteriali specifiche. Si selezionano Bracchi vigorosi e sani, di media taglia, dinamici e volitivi, ma sempre con quella psiche che ne determina l’andatura di trotto nell’affrontare e risolvere i quesiti olfattivi, l’armonia nei cambi di velocità e direzione quando a testa alta va ad interrogare il vento, la morbidezza e la plasticità con cui prepara la ferma. La nobiltà acquisita nei secoli e nelle tradizioni non si vuole perdere, anche perché si è constatato che tutto ciò si traduce in grande rendimento ed efficienza venatoria.

Grande cacciatore Il Bracco italiano nell'esplicare la sua funzione venatoria dimostra infatti grande adattabilità a qualsiasi terreno non solo per il suo fisico resistente ma, come s’è detto, principalmente per la sua psiche conservata e sviluppata attraverso secoli di caccia sotto il fucile. La collaborazione e il collegamento col cacciatore ne hanno fatto un ausiliare generico, capace di adattare la cerca alle condizioni imposte dal selvatico e dal terreno. La sua cerca è molto diligente e minuziosa nel bosco fitto, mentre nelle vaste pianure o in alta montagna assume maggiore ampiezza e iniziativa. Così anche il portamento che è nobile e maestoso con testa alta nel vento, può in particolarissime occasioni ridursi a brevi interrogazioni sul terreno, o ad azioni più limitate per riprendere un’emanazione di un selvatico che altrimenti potrebbe sfuggire.

L’andatura caratteristica che lo distingue è un trotto ampio e veloce favorito da un’idonea costruzione e determinato dalla psiche. In momenti particolari, indicati anche nello standard di lavoro che è datato 1937, gli è consentito il galoppo. Per il carattere, la struttura e l’andatura il Bracco, nell’attività venatoria, si comporta da “fondista”, producendo un lavoro di gran rendimento anche in virtù delle sue doti olfattive ragguardevoli nella maggior parte dei soggetti. Un Bracco sano e ben alimentato può cacciare giorni e giorni senza tregua nei terreni più vari e impegnativi. E il suo lavoro sarà sempre classico e rispondente allo standard di razza. Ma oggi la caccia nel nostro paese ha subito un notevole ridimensionamento, costringendoci anche a lunga inattività per molti mesi dell’anno. Il Bracco si è adattato alla realtà attuale ed è diventato protagonista, ancor più che in passato, di incruente tenzoni con la selvaggina nelle prove di lavoro, come pure ammirato grande attore sui ring delle esposizioni dove, con il suo nobile incedere, guadagna sempre maggiori favori anche all’estero. I successi di questi ultimi anni sia nelle più prestigiose prove su starne, come nelle esposizioni internazionali e mondiali con la conquista dei podi più alti, sono stati eclatanti a testimonianza del livello qualitativo raggiunto dalla razza. E, a soddisfazione degli allevatori e dei propugnatori della SABI, convivono il bello e il bravo negli stessi soggetti, a conferma di una tipicità raggiunta con una seria selezione effettuata sotto delle direttive ed un supporto tecnico apprezzabili. La partecipazione di Bracchi italiani alle manifestazioni ufficiali e ai Raduni di razza per un controllo morfo-funzionale è particolarmente assidua e ha prodotto negli anni molti campioni di lavoro, bellezza e assoluti, nonostante il numero piuttosto limitato di cuccioli allevati.

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Ad un confronto con le altre razze da ferma più diffuse, il Bracco risulta in testa per la frequenza e il valore dei risultati conseguiti nelle manifestazioni zootecniche in rapporto al numero delle nascite. È un chiaro segnale della bontà del cammino percorso e che fa ben sperare per l’avvenire di questa antica razza nazionale dalle caratteristiche tanto spiccate.