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SEGUGIO ITALIANO A PELO RASO

Storia

Le origini del segugio italiano sono antichissime e certamente si deve ricondurre il nostro segugio ai primitivi cani da corsa dell'antico Egitto portati poi sulle coste mediterranee dai commercianti fenici. Così questi antichi cani da corsa sono pervenuti anche in Italia. Si è avuto modo di constatare dall'esame di numerosi disegni egizi delle epoche faraoniche la presenza di cani nell'antico Egitto molto rassomiglianti al segugio attuale. Infatti in essi si nota anche la particolarità delle orecchie pendenti, indubbio segno dell'avanzata domesticità. Si può concludere dunque che l'antico cane da corsa, da non confondere con i levrieri, approdò in Italia dando origine al nostro attuale segugio, che si è conservato pressochè immutato nelle sue linee anatomiche generali. Cani del medesimo tipo e statura dei nostri segugi attuali si trovano effigiati nelle due statue di "Diana cacciatrice" (Museo di Napoli). e di "Diana scoccando l'arco" (Museo Vaticano). Nel castello di Borso d'Este (1600) trovasi il dipinto di un cane rappresentante la perfezione del nostro segugio italiano.

Aspetto Generale

La conformazione generate è quella di un mesomorfo il cui tronco sta nel quadrato fortemente costruito, di simmetria perfetta, di ossatura ben sviluppata con forme asciutte, fornite di buoni muscoli ma con assoluta assenza di grasso, testa dolicocefala ad assi longitudinali superiori cranio- facciali divergenti, manto a pelo raso. Lunghezza del tronco uguale all'altezza al garrese (sta nel quadrato); l'altezza del torace è uguale alla metà dell'altezza al garrese ossia l'altezza del torace è uguale all'altezza dell'arto anteriore da terra al gomito. La lunghezza della canna nasale è pari alla metà della lunghezza totale della testa.

Codice FCI 337
Gruppo 6 - SEGUGI E CANI PER PISTA DI SANGUE
Sezione 1A - CANI DA SEGUITA
Tipo SEGUGI DI MEDIA TAGLIA
SEGUGIO ITALIANO A PELO RASO © NKU

Riproduzione Selezionata

Statistiche iscrizioni ultimi 10 anni

Introduzione alla razza

Da Le razze Italiane Editore ENCI 2001

La paleontologia cerca di fornirci spiegazioni sulle origini del cane ma siamo sempre, comunque, allo stadio di ipotesi solo parzialmente avvalorate dai dati scientifici. Le due teorie, fino ad ora sostenute, ovvero sia la polifiletica, che attribuisce al cane varie origini, che la monofiletica, che individua in un animale preistorico, il tomarctus, il capostipite di tutte le razze, hanno trovato sostenitori da ambo le parti, ma la discussione è sempre aperta ed appassionante, non trovando riscontri assolutamente solidi. Di sicuro vi è che già nel paleolitico superiore il cane veniva impiegato dall’uomo nella caccia; alcune figurazioni di Cueva de la Vieja rappresentano il cane che stana, insegue la preda fino a portarla alla portata del cacciatore. Secondo FHumel si deve però arrivare all’età del ferro per accertare due distinte razze: il segulius ed il canis vertragus.

Si tratta del Segugio primordiale. Già Senofonte nel suo “Cinegetico” descrive in modo mirabile il Segugio ed il suo metodo di lavoro. I Romani poi arrivarono ad una prima classificazione dei cani da caccia secondo il loro impiego pratico, suddividendoli in sagaces (Segugi) in quanto con il fiuto, olfatto, seguivano le tracce della selvaggina; celeres (Levrieri) che la inseguivano velocemente a vista, e pugnaces (Molossoidi) perché l’attaccavano. Tralascio i passaggi successivi in quanto entreremmo in elucubrazioni storiche che esulano dal nostro contesto anche perché è da qui, e cioè dai cani sagaces o Segugi, che si deve partire, perché è da essi che nasce il Segugio italiano e tutti i Segugi più in generale. In particolare il Segugio italiano può considerarsi lo stesso progenitore da cui deriva il Segugio della Bresse citato da Arriano nel terzo secolo dopo Cristo.

La conseguente analisi storica e documentale richiederebbe un trattato, che non è ancora stato fatto; a noi bastano queste basi, che inquadrano in modo abbastanza preciso il Segugio, per essere sicuri del fatto che il Segugio italiano, pur nella contestuale evoluzione attraverso i secoli, è da sempre presente nella nostra penisola. Prima della fondazione dell’Ente Nazionale della Cinofilia italiana (1898) si distinguevano in Italia diverse famiglie di Segugi italiani, i più noti ed apprezzati dei quali erano quelli della Lomellina, “i Lomellini o di pianura”, ritenuti da molti i più puri ed i più vicini all’archetipo del Segugio italiano. Nel Piemonte esisteva un tipo di Segugio chiamato “Cravin”, che ha sicuramente una sua derivazione dai Segugi provenienti dalla Gallia. Sulla catena delle Alpi e Prealpi centro-orientali vi era un tipo di Segugio, “il Montagnino”, mentre sull’Appennino era ben rappresentato il Segugio dell’Appennino, per l’appunto, diviso nelle varie sottofamiglie a seconda della regione. Di tale varietà, e cioè del Segugio dell’Appennino, la Società Italiana Pro Segugio sta tentando il recupero ed il conseguente riconoscimento con la denominazione di Lepraiolo Italiano, che tiene conto e cerca di ricomprendere i vari Segugi presenti in questo areale aventi medesime caratteristiche morfologiche e psico-attitudinali. Lo stesso vale per il Segugio maremmano, presente da sempre in quella regione. Si può comunque affermare che in ogni regione, o addirittura provincia, esisteva un Segugio riconducibile comunque ad un’unica linea.

Gli Italiani, a differenza dei cugini francesi non sono stati in grado di fissare i caratteri di queste interessanti varietà per farne delle vere e proprie razze a seconda della loro localizzazione geografica ed in funzione delle loro spiccate caratteristiche cinegetiche. Purtroppo è una caratteristica tutta italiana quella della scarsa cura nella conservazione in purezza delle razze canine, e non solo. Siamo degli inguaribili esterofili e, pur avendo degli ottimi ceppi autoctoni, siamo andati a cercare in casa d’altri quello che già avevamo. Su tutte le varie razze italiche ha sempre, comunque, spiccato il “grande" Segugio italiano e il riconoscimento di tale Segugio fu un atto dovuto, che venne formalizzato con la realizzazione e con la compilazione di uno standard dove venivano ammesse due varietà, identiche nella struttura, ma che si differenziavano solo nel mantello, vale a dire il pelo raso ed il pelo forte.

Venne poi stabilita una taglia che variava dai 48 cm. ai 58 cm., cercando di eliminare tutte quelle caratteristiche che stavano ad indicare l’avvenuta infusione di Segugi esteri. Ad esempio il padiglione auricolare molto sviluppato e arrotondato alla sua estremità, il cranio a cupola, un’eccessiva estensione del bianco nel colore del mantello e, per quanto riguarda le caratteristiche psico-fisiologiche, la voce che nel Segugio italiano è lo scagno, mentre nei francesi è l’urlo, ed una maggiore sagacia, che è peculiare nei nostri Segugi. Si decise di eliminare la presenza dello sperone dagli arti posteriori, carattere che era l’eloquente dimostrazione di probabili accoppiamenti con il cane da ferma, bracco o spinone. A tutt’oggi sono riconosciute due razze e non più due varietà in seno ad un’unica razza: il Segugio italiano a pelo raso ed il Segugio italiano a pelo forte. La struttura morfologica è quella di un nobilissimo mesomorfo, il cui tronco sta nel quadrato. È usato e corrisponde perfettamente sia al monte che al piano e nei terreni più difficili.

È dotato di grande fondo, oltre che di ottima velocità, e lavora con passione e determinazione sia isolato che in muta. In riferimento al suo utilizzo la Società Italiana Pro Segugio, che è la società speciale in seno all’ENCI che si occupa della difesa e del miglioramento delle razze da seguita, ha recentemente reintrodotto la prova del singolo, recuperando così una delle utilizzazioni tradizionali del Segugio italiano. Il Segugio italiano a pelo forte, oltre che per caratteristiche morfologiche, che approfondiremo nell’analisi dello standard, si differenzia dal pelo raso in quanto più riservato, meno esuberante. Il Segugio italiano è, comunque, un cane saggio, calmo e ponderato nel lavoro, che al momento giusto sa utilizzare la sagacia e quell’esplosiva vivacità mentale che lo differenzia in positivo da tutti gli altri Segugi del pianeta. Per quanto riguarda le doti venatorie riporto quanto il grande Luigi Zacchetti, fondatore della Pro Segugio, scrive nel suo insuperato “Manuale del Cacciatore con il Segugio” 

"Il nostro Segugio è tra i migliori per cacciare la lepre col fucile, per la finezza del suo olfatto, per la sua tenacia, per l’ardore sulla pista, per la resistenza alle fatiche; la sua voce è squillante e piacevolissima. Il suo metodo di lavoro non si differenzia di molto da quello delle più classiche e antiche razze estere; è più sagace di queste, senza tuttavia abbandonare troppo facilmente la traccia”.

Da un’analisi zootecnica del Segugio italiano attuale è evidente che alcune linee risentono del rinsanguamento operato con razze estere. Tale operazione è stata oltremodo demonizzata, dimenticandosi che l’uomo ha sempre in tutte le razze, sia esse canine e non, utilizzato altre razze simili per “rinsanguare”, quando lo si rendeva necessario, per recuperare caratteristiche che altrimenti sarebbero andate perse con loro, la stessa razza. Grandi allevatori, come Pesenti Gritti e Fioravanti, nel dopoguerra, hanno rinsanguato il Segugio italiano nel tentativo di migliorarlo e riportandolo a cane d’ordine; cioè ad un Segugio più metodico, più avvinto alla traccia, ma nel contempo sagace. Selezione Ora il lavoro di selezione deve continuare e sta continuando producendo eccellenti risultati. In zootecnia è necessario armarsi di pazienza e di serietà. Gli accoppiamenti, infatti, non sono formule chimiche e la riuscita non è mai scontata ma le caratteristiche o peculiarità proprie del Segugio italiano sono oltremodo presenti e rendono onore a questo insuperato ed insuperabile cane. Oggi possiamo ammirare degli italiani veramente corrispondenti allo standard ed altrettanto rispondenti nel lavoro. Ricordiamoci, infatti, che il Segugio italiano è un cane creato per la caccia.

La sua funzione, senza la quale non ha motivo di esistere, è quella di cacciare rispettando i sacri crismi e tutte le fasi della caccia con il cane da seguita. Un Segugio che cerca solo la rimessa della lepre ignorando la passata sarà buono per il carniere, ma non è un Segugio classico. Così pure un Segugio che sa fare solo la passata è un Segugio inutilizzabile. Il vero Segugio italiano, quello classico, quello antichissimo, è quello che caccia con classe e stile propri della sua razza, rispettando le quattro fasi: ricerca della passata, accostamento, scovo, inseguimento. Tutto questo con quella voce “squillante e piacevolissima” di cui parla il grande Zacchetti, che pure era un fautore del Segugio italiano di classe, di grande olfatto, giustamente avvinto alla traccia e con quella sagacia che lo distingue da tutte le altre razze da seguita.

Commenti NON ufficiali

Commenti non ufficiali ma validati dal comitato consultivo degli esperti giudici.

Agg. 8 marzo 2015